Aceto balsamico

L’aceto balsamico è un prodotto tipico italiano che ha origine dal mosto di uva che viene filtrato, cotto e sottoposto a una duplice fermentazione alcolica e acetica. La tipologia di aceto balsamico che viene definita “tradizionale” è prodotta solo nelle province di Reggio Emilia e Modena con marchio DOP (Denominazione di Origine Protetta).  

Quali sono le proprietà nutrizionali dell’aceto balsamico?

100 ml di aceto balsamico offrono un apporto di circa 88 calorie. Nella stessa quantità sono presenti:  

Quando non bisogna consumare aceto balsamico?

L’aceto balsamico è sconsigliato per chi soffre di diabete dal momento che ha la capacità di contribuire ad aumentare livelli di insulina e glucosio nel sangue, soprattutto nel caso in cui il consumo sia combinato all’assunzione di farmaci con cui viene trattata questa patologia. Sconsigliato è anche il suo uso combinato con l’assunzione di farmaci antidepressivi dal momento che ha la capacità di abbassare la pressione sanguigna. In caso di dubbio meglio comunque chiedere consiglio al proprio medico.  

Quali sono i possibili benefici dell’aceto balsamico?

Nell’aceto sono presenti molti sali minerali che apportano benefici al nostro organismo. La presenza di fenoli dell’uva conferisce proprietà antiossidanti, utili per il sistema immunitario, per combattere l’azione dei radicali liberi e per rallentare l’invecchiamento cellulare. Riconosciute sono anche le proprietà antibatteriche, antivirali e disinfettanti e la capacità di aumentare il senso di sazietà e rallentare l’attività gastrica senza appesantirla. Ha un apporto di calorie contenuto per cui è spesso utilizzato nelle diete a ristretto regime calorico. Non contiene colesterolo ed è dunque adatto al consumo di chi soffre di problemi di natura cardiovascolare.  

Quali sono le controindicazioni dell’aceto balsamico?

L’aceto, in ogni sua varietà, è sconsigliato a chi soffre di problemi di natura gastrica come reflusso gastroesofageo e gastrite, perché contribuirebbe ad aumentarne i sintomi.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Aceto di vino

L’aceto di vino, nelle sue versioni bianco, rosso o rosato, viene ottenuto fermentando il vino attraverso l’azione di alcuni batteri aerobi che appartengono al genere degli Acetobacter. È un condimento per alimenti che può essere utilizzato anche per conservare alimenti perché ha la proprietà di abbattere la carica microbica presente nei cibi. La qualità dell’aceto varia a seconda della qualità del vino e della tecnologia che viene utilizzata nella produzione.  

Quali sono le proprietà nutrizionali dell’aceto di vino?

100 millilitri di aceto di vino offrono un apporto di circa 19 calorie. Nella stessa quantità sono presenti:  

Quando non bisogna consumare aceto di vino?

L’aceto di vino deve essere evitato da chi soffre di diabete perché, se associati a farmaci antidiabetici, può provocare un aumento della quantità di glucosio e insulina presenti nel sangue. Tra le sue caratteristiche c’è quella di contribuire ad abbassare la pressione del sangue e per questo è sconsigliato per chi segue terapie a base di farmaci antidepressivi. In caso di dubbio, si consiglia di rivolgersi al proprio medico.  

Quali sono i possibili benefici dell’aceto di vino?

Nell’aceto di vino c’è una buona presenza di sali minerali che hanno effetti positivi sul nostro organismo dal momento che rallentano la digestione senza appesantirla e aumentano il senso di sazietà. I polifenoli gli donano poteri antiossidanti, utili per rafforzare il sistema immunitario, per rallentare l’invecchiamento delle cellule e combattere i radicali liberi. Ha un limitato apporto di calorie e per questo è adatto a essere inserito nelle diete a basso regime calorico e viene considerato ideale per chi soffre di problemi cardiovascolari. L’acido acetico, infine, lo rende utile a controllare i livelli di zucchero nel sangue e a ridurre la pressione sanguigna.  

Quali sono le controindicazioni dell’aceto di vino?

Il consumo di aceto di vino non è consigliato a chi soffre di disturbi intestinali, soprattutto di reflusso gastroesofageo e gastrite.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Bocca amara

Che cos’è la bocca amara?

Si ha bocca amara in presenza di uno spiacevole senso di amaro che riguarda il cavo orale senza che vi sia assunzione di alimenti.  

Quali sono le cause della bocca amara?

La bocca amara può essere causata da traumi, infezioni o infiammazioni oltre che dall’assunzione di alcuni farmaci. All’origine di questo disturbo possono esserci anche alcune patologie come: gastrite, reflusso gastroesofageo, calcoli alla cistefellea, ulcera peptica, ernia iatale e tumore allo stomaco.  

Quali sono i rimedi contro la bocca amara?

Il senso di amaro nella bocca lo si elimina intervenendo sulla causa che ne è all’origine. Nel caso di reflusso gastroesofageo e in altri casi può essere sufficiente intervenire sulla propria alimentazione o adottare uno stile di vita consono per ridurne gli effetti.  

Bocca amara, quando rivolgersi al proprio medico?

Una situazione caratterizzata da bocca amara deve essere comunicata al proprio medico curante quando perdura per più di 2/3 giorni.  

Area medica di riferimento per la bocca amara

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per la bocca amara è il Servizio di gastroenterologia ed endoscopia digestiva.

Bruciore alla bocca

Che cosa si intende per bruciore alla bocca?

Definito anche “stomatopirosi”, il bruciore alla bocca è un disturbo che si manifesta con un senso di infiammazione – più o meno generalizzato – all’interno della cavità orale. Il bruciore alla bocca può caratterizzarsi per la presenza di altri sintomi, tra cui la sensazione di avere la bocca secca, un dolore più o meno generalizzato alla bocca, un gusto amaro e/o metallico in bocca, un formicolio o intorpidimento di una o più aree all’interno della cavità orale. Diverse sono le cause che possono esserne alla base come, per esempio, un reflusso gastroesofageo (quando è particolarmente forte il bruciore può essere avvertito fino alla cavità orale), ustioni (causate, ad esempio, dall’introduzione in bocca di bevande o cibi eccessivamente caldi), la presenza di affezioni di varia tipologia a carico della mucosa orale (aftosi, candida, Herpes labiale), la presenza di allergie (alimentari o da contatto). Anche i fattori psicologici (come ansia e stress) ed emotivi (timidezza) possono influire nella comparsa di questo disturbo.  

Quali malattie si possono associare al bruciore alla bocca?

Tra le patologie associabili al bruciore alla bocca ci sono: fattori psicologici (ansia, depressione o stress), gastrite, herpes labiale, reflusso gastroesofageo, ustioni, aftosi, allergie alimentari, allergie da contatto, bocca secca (xerostomia), candida, diabete. È sempre bene, in presenza del disturbo, chiedere un consulto al proprio medico, soprattutto in caso di persistenza dei sintomi.  

Quali sono i rimedi contro il bruciore alla bocca?

Non esiste una terapia mirata per il bruciore alla bocca. Di solito la condizione regredisce una volta che viene trattata con successo la patologia che ne è alla base e di cui il bruciore è solamente un sintomo. Tuttavia – e sempre previo consiglio del proprio medico – applicazioni di oli e gel antisettici e rinfrescanti potrebbero aiutare. Per ottenere sollievo si possono, poi, mettere in pratica alcuni rimedi casalinghi quali, ad esempio, mettere in bocca un pezzetto di ghiaccio (il freddo intenso rinfresca e contestualmente addormenta la bocca, riducendo la sensazione di bruciore), bere acqua (poca e spesso), bere a piccoli sorsi un bicchiere di latte freddo accompagnato da un cucchiaino di miele.  

Con il bruciore alla bocca quando è necessario rivolgersi al proprio medico?

Nel caso in cui il disturbo non accenni a regredire nel giro di un breve intervallo di tempo o in presenza di una delle patologie associate si consiglia di rivolgersi al proprio medico per un consulto.

Bruciore retrosternale

Che cos’è il bruciore retrosternale?

Il bruciore retrosternale è un disturbo che si manifesta con una sensazione di infiammazione posteriore allo sterno, che è l’osso posto nella parete toracica anteriore tra le due clavicole e le prime sette coppie di costole che con esso si articolano. La sensazione di bruciore che lo caratterizza è spesso associata al reflusso dei succhi gastrici che – dall’interno dello stomaco – tornano verso l’esofago, causando la sensazione di bruciore. A differenza della mucosa dello stomaco, difatti, la mucosa dell’esofago non è in grado di tollerare l’acidità dei succhi gastrici. La sintomatologia che può accompagnare il bruciore retrosternale è diversa: nausea, vomito, dolore alla gola, tosse secca e persistente, respiro sibilante, difficoltà o dolore durante la deglutizione.  

Quali malattie si possono associare al bruciore retrosternale?

Tra le patologie associabili al bruciore retrosternale ci sono le seguenti: esofagite, reflusso gastroesofageo, ernia iatale. Si ricorda che tale elenco non è esaustivo ed è sempre opportuno consultarsi col proprio medico, soprattutto in caso di persistenza del disturbo.  

Quali sono i rimedi contro il bruciore retrosternale?

Poiché il contatto dei succhi gastrici con la mucosa dell’esofago è la causa principale scatenante il bruciore retrosternale, i rimedi farmacologici più comunemente impiegati sono a base di medicinali anti-acido. Per ottenere la risoluzione del problema, però, è necessario curare la patologia che è alla base del bruciore.  

Con il bruciore retrosternale quando rivolgersi al proprio medico?

Nel caso in cui il bruciore retrosternale non accenni a regredire nel giro di alcuni giorni o in presenza di una delle patologie associate (si veda, al riguardo, l’elenco delle patologie associate).

Caffè

Il caffè è una bevanda che viene ottenuta attraverso la torrefazione e macinazione in polvere dei semi della pianta del caffè, della famiglia delle Rubiaceae, genere Coffea. Questa pianta viene coltivata su terreni permeabili posizionati in luoghi con temperature medie annue tra i 15 e i 25 gradi centigradi e caratterizzati da piogge abbondanti alternate a periodi di siccità. È presente in particolare in Sud America, Sud est Asiatico e Africa e ne esistono oltre 40 diversi tipi, tra cui le varietà più pregiate sono la Coffea robusta e la Coffea arabica.  

Quali sono le proprietà nutrizionali del caffè?

100 grammi di polvere di caffè di buona qualità offrono un apporto di circa 287 calorie. Una tazzina ne contiene all’incirca 6 g, per cui apporta circa 17 calorie. Nella stessa quantità sono presenti: 100 grammi di polvere di caffè contengono da 1 a 2 grammi di caffeina, a seconda della qualità della miscela e del metodo di preparazione.  

Quando non bisogna bere caffè?

Il caffè non deve essere bevuto quando si soffre di patologie come l’ipertiroidismo o il glaucoma o se si hanno problemi legati a cuore, stomaco, intestino, pancreas, reni e sistema nervoso. Il suo consumo deve essere concordato con il proprio medico quando si seguono terapie a base di antibiotici chinoloni o di alendronato – usato conto l’osteoporosi ­ – che possono contribuire ad aumentare l’assorbimento della caffeina. Il caffè deve inoltre non essere bevuto dai bambini.  

Quali sono i possibili benefici del caffè?

Quando viene consumato nelle giuste dosi il caffè può apportare alcuni benefici tra cui: stimolare il sistema nervoso riducendo la sensazione di sonnolenza e aumentando la sensazione di benessere, aumentare le capacità mnemoniche e di ragionamento, diminuire l’appetito e la sensazione di fame, stimolare la secrezione gastrica e biliare con beneficio dell’attività digestiva, agire come analgesico contro il mal di testa, sviluppare proprietà antiossidanti e antinfiammatorie.  

Quali sono le controindicazioni del caffè?

Quando si supera la soglia di consumo di caffè, variabile da persona a persona, si possono generare vari problemi tra cui: insonnia, tremori, palpitazioni e disturbi del rimo cardiaco, ipereccitabilità, stati depressivi, acidità di stomaco, ipertensione, acuirsi di gastrite o reflusso gastroesofageo.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.  

Cattiva digestione

Che cos’è la cattiva digestione?

La digestione è una funzione complessa che viene esercitata dall’apparato digerente e che consiste in un coordinato insieme di operazioni meccaniche e biochimiche a mezzo delle quali le sostanze contenute negli alimenti introdotti nell’organismo vengono modificate per essere assorbite e impiegate dall’organismo stesso. Può capitare che per diversi motivi – come, ad esempio, aver introdotto una quantità eccessiva di cibo, aver preso freddo durante la digestione o la presenza di intolleranze alimentari o allergie – la digestione non avvenga in modo ottimale. Si parlerà in questo caso di cattiva digestione. Diversi sono i sintomi che possono accompagnarsi a questo disturbo come per esempio la presenza di bruciori, di alitosi, rigurgiti acidi e dolore di stomaco o nausea.  

Quali malattie si possono associare alla cattiva digestione?

Tra le patologie associabili alla cattiva digestione ci sono: gastrite, intolleranze alimentari, pancreatite, reflusso gastroesofageo, sepsi, tumore al pancreas, tumore allo stomaco, tumore dell’ovaio, ulcera duodenale, ulcera gastrica, allergia alimentare, calcoli cistifellea, colecistite, colite, ernia iatale, fibrosi cistica, ulcera peptica.  

Quali sono i rimedi contro la cattiva digestione?

Atteso che all’origine di una cattiva digestione possono esserci cause molto diverse tra loro – alcune della quali anche molto gravi – per porvi rimedio è necessario conoscere la patologia che ne sta alla base. Solitamente una dieta varia, sana ed equilibrata è di aiuto contro questo disturbo, così come il mantenimento di buone abitudini alimentari. Mangiare lentamente, ad esempio, riduce al minimo l’ingurgito di aria all’interno dello stomaco e consente una buona masticazione del cibo, preludio di una corretta digestione). Se alla base della cattiva digestione non c’è una patologia organica, i rimedi naturali possono favorire la regressione del disturbo. Un aiuto può ad esempio essere tratto dalle tisane digestive a base di erbe o dal consumo di pastiglie o caramelle a base di estratti naturali mirate al miglioramento delle funzionalità gastrica e/o digestiva. È opportuno però ricordare che – pur essendo rimedi naturali – è sempre bene evitare il “fai da te” e chiedere consulto al medico, soprattutto se si soffre già di altre patologie e/o si assumono quotidianamente medicinali.  

Con la cattiva digestione quando rivolgersi al proprio medico?

È consigliabile rivolgersi al proprio medico in presenza di una delle patologie collegate (vedi sopra).

Disfagia (difficoltà a deglutire)

Che cos’è la disfagia?

La disfagia è la difficoltà a deglutire che colpisce soprattutto le persone anziane ma che può comunque presentarsi a qualunque età. Può essere causata da situazioni occasionali, come ad esempio una masticazione non corretta, o può avere un’origine patologica.  

Quali altri sintomi possono essere associati alla disfagia?

Alla disfagia possono accompagnarsi altri sintomi come il dolore alla mandibola o, nei casi più gravi, vomito e perdita di peso.  

Quali sono le cause della disfagia?

Oltre che da cause occasionali, la disfagia può essere provocata da varie patologie, tra cui ci sono: bronchite, faringite, gastrite, laringite, mononucleosi, morbo di Parkinson, reflusso gastroesofageo, ernia iatale, aneurisma aortico, diverticoli esofagei, esofagite, tonsillite, sclerosi multipla, tumore allo stomaco, tumore all’esofago, tumore della laringe, tumore della tiroide.  

Quali sono i rimedi contro la disfagia?

Per curare la disfagia è necessario individuarne la causa e intervenire su questa. Nei casi più leggeri questo disturbo può essere curato da un logopedista o da un rieducatore della deglutizione. Una certa utilità la si può trarre dalla modifica delle abitudini alimentari: l’ideale è aumentare i pasti, di cui va ridotta l’abbondanza, ponendo la propria preferenza su alimenti facili da deglutire ed evitando di ingerire alimenti che possano provocare reflusso gastroesofageo. I casi più gravi richiedono l’utilizzo di farmaci, l’assunzione di alimenti attraverso mezzi differenti – come ad esempio un sondino naso-gastrico – o l’esecuzione di un intervento chirurgico.  

Disfagia, quando rivolgersi al proprio medico?

Una situazione caratterizzata da disfagia deve essere comunicata al proprio medico curante quando perdura da lungo tempo e quando è accompagnata da vomito e perdita di peso.

Dolore al petto

Che cos’è il dolore al petto?

Il dolore del petto è una sensazione dolorosa, più o meno intensa, che viene avvertita in corrispondenza della parte anteriore del torace. Il dolore è di solito localizzato dietro lo sterno e può essere di natura acuta e intensa oppure sordo e continuo, manifestandosi con una netta sensazione di oppressione al petto.  

Quali sono le cause del dolore al petto?

Il dolore al petto può avere molte e diverse cause. Questo disturbo proviene difatti dalla gabbia toracica, dove sono contenuti molti organi (come il cuore, i polmoni e l’esofago), ma anche strutture che sono fondamentali per il nostro organismo (come i vasi sanguigni, le ossa, i muscoli e le cartilagini). Molte possono essere le patologie alla base del dolore al petto. Tra queste si possono ricomprendere: allergie respiratorie, aneurisma aortico, angina pectoris, artrosi cervicale, asma, aterosclerosi, tracheite, tubercolosi, tumore al polmone, ulcera duodenale, coronaropatia, embolia polmonare, enfisema, ernia del disco, infarto miocardico, ipertrofia ventricolare, pancreatite, pleurite, polmonite, reflusso gastroesofageo, toxoplasmosi.  

Quali sono i rimedi contro il dolore al petto?

Per curare il dolore al petto è necessario individuarne la causa. Questo dolore non è difatti una patologia a sé stante, ma solo il sintomo di una malattia che interessa organi e strutture poste nel petto.  

Dolore al petto, quando rivolgersi al proprio medico?

In caso di dolore al petto che fa seguito a un trauma subito o che può essere associato a una patologia che interessa organi vitali (cuore, polmoni, ossa, ecc.) sarà sempre necessario sottoporsi a una visita del proprio medico di fiducia.

Emorragia gastrointestinale

Che cos’è l’emorragia gastrointestinale?

L’emorragia gastrointestinale è una perdita di sangue dovuta a un problema serio all’apparato digerente, che abbia provocato una lesione a esofago, stomaco, intestino – tenue, crasso e retto – e ano. Può avere varia intensità, dalla piccola perdita visibile solo a seguito di esami di laboratorio, alla vera e propria emorragia.  

Quali sono le cause dell’emorragia gastrointestinale?

All’emorragia gastrointestinale possono essere associate molte patologie, tra cui: cirrosi epatica, celiachia, emorroidi, ragadi anali, colite ulcerosa, ernia iatale, gastrite, esofagite, morbo di Crohn, gastroenterire virale, reflusso gastroesofageo, ulcera gastrica, varici esofagee, tumore alla stomaco, tumore del colon-retto, tumore del fegato, tumore dell’esofago, tumore dell’ano.  

Quali sono i rimedi contro l’emorragia gastrointestinale?

La cura dell’emorragia gastrointestinale dipende dalla causa che ne è alla base: occorre individuarla e, in seguito, intervenire direttamente su questa.  

Emorragia gastrointestinale, quando rivolgersi al proprio medico?

Una situazione contraddistinta da emorragia gastrointestinale deve sempre essere comunicata al proprio medico curante. Se è conseguenza di un trauma o di una contusione bisogna recarsi con urgenza al più vicino pronto soccorso, soprattutto se è collegata ad altri sintomi come sangue nelle feci, vomito o sanguinamento dalla bocca.  

Area medica di riferimento per l’emorragia gastrointestinale

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per l’emorragia gastrointestinale è il Servizio di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva.

Eruttazione

Che cos’è l’eruttazione?

L’eruttazione è l’espulsione, tramite la bocca, dell’aria che è presente in eccesso nello stomaco. È un riflesso naturale all’ingestione di aria mentre si beve, si mangia o si fuma. In taluni casi può però essere associata a disturbi come una gastrite, il reflusso gastroesofageo o un’infezione da Helicobacter Pylori.  

Quali malattie si possono associare all’eruttazione?

Tra le patologie che possono essere associate a eruttazione ci sono: reflusso gastroesofageo, tumore allo stomaco, ulcera gastrica, ulcera peptica, ernia iatale, gastrite, indigestione, infezione da Helicobacter pylori.  

Quali sono i rimedi contro l’eruttazione?

In caso di eruttazione può essere consigliabile non fumare, prendersi cura di un eventuale problema di reflusso, mangiare e bere lentamente, evitare bevande gassate, birra, gomme da masticare e caramelle dure e – qualora si porti la dentiera – verificare che essa si adatti bene alle gengive.  

Eruttazione, quando rivolgersi al proprio medico?

È bene rivolgersi al medico in tutti quei casi in cui l’eruttazione diventi un problema cronico e se sia associata a sintomi come diarrea, perdita di peso non giustificabile, dolore addominale grave o costante, sangue nelle feci, cambiamento nel colore delle feci o nella frequenza delle evacuazioni o, infine, dolore al petto.

Esofago

Che cos’è l’esofago?

L’esofago è la porzione del canale alimentare che dalla faringe arriva sino allo stomaco. A mezzo di questo organo di natura muscolo-mucosa, passa il bolo alimentare – ovvero il cibo masticato dai denti e in parte digerito dagli enzimi della saliva – che proviene dalla bocca ed è diretto allo stomaco. Il passaggio del bolo è agevolato dalla contrazione della componente muscolare presente nella parete esofagea.  

Com’è fatto l’esofago?

Dal punto di vista strutturale, l’esofago presenta (partendo dallo strato più esterno a quello più interno):
  • una tunica esterna di natura connettivale
  • una tunica muscolare formata da fasci striati per i due terzi superiori e lisci per quello inferiore
  • uno strato sottomucoso che contiene ghiandole mucose
  • una tunica mucosa
  • una tunica caratterizzata da papille che si insinuano all’interno dell’epitelio
  • uno strato di tessuto epiteliale pluristratificato.
Dal diametro di 2,5 cm. circa, l’esofago è lungo nel suo complesso circa 25 centimetri. Parte dal collo – all’altezza della sesta vertebra cervicale – per giungere, attraverso il torace, all’addome sino all’altezza dell’undicesima vertebra toracica, dove si trova la sua estremità inferiore. In tutta la sua lunghezza, è possibile distinguerne una porzione cervicale (lunga circa 4-5 cm., compresa tra la sesta vertebra cervicale e la seconda vertebra toracica), una porzione toracica (lunga circa 15 cm., che è in contatto prima con la parete dorsale della trachea, quindi col bronco e con l’atrio cardiaco sinistro), una porzione diaframmatica (lunga all’incirca 1-2 cm.) e una porzione addominale (che misura 3 cm. circa e che è compresa tra l’apertura esofagea del diaframma e il suo sbocco nello stomaco). Si caratterizza poi da quattro restringimenti che, a partire dall’alto, si distinguono in: restringimento cricoideo, aortico, bronchiale e diaframmatico. Al restringimento cricoideo corrisponde l’inizio dell’esofago (il restringimento deve il suo nome dalla cartilagine cricoidea, che è situata  a contatto con il primo anello della trachea, a forma di anello); il restringimento aortico e quello bronchiale sono in corrispondenza del rapporto dell’esofago con l’arco dell’aorta e con il bronco sinistro; il restringimento diaframmatico, infine, si trova all’altezza dell’orifizio esofageo del diaframma. Tra un restringimento e l’altro, esso tende a dilatarsi lievemente costituendo tre formazioni a forma di fuso chiamate – dall’alto verso il basso – fuso cricoaortico, fuso bronco­diaframmatico e imbuto precardiale. Essendo un organo piuttosto lungo, è posto nelle vicinanze di numerose strutture all’interno dell’organismo umano. La sua parte cervicale è in parte collegata alla trachea mediante fasci connettivali e tramite il muscolo tracheoesofageo, e in parte ricoperta dal lobo sinistro della tiroide. La parte toracica può essere suddivisa in due tratti: uno al di sopra e uno al di sotto dell’incrocio dell’esofago col bronco di sinistra. Una formazione muscolare simile al muscolo tracheoesofageo unisce il bronco sinistro con l’esofago nel punto in cui i due condotti si incrociano tra loro: si tratta del muscolo broncoesofageo. La parte diaframmatica dell’esofago corrisponde al tratto di questa porzione del tubo digerente che s’insinua nell’apertura esofagea del diaframma. La parte addominale dell’esofago è in rapporto con il fegato (anteriormente) e con l’aorta addominale (posteriormente). L’esofago può essere sede di numerose patologie. La più comune è il reflusso gastroesofageo, causato da un’insufficienza dello sfintere inferiore (cardias) che consente al contenuto acido dello stomaco di risalire nello stomaco, provocando il caratteristico bruciore.  

A cosa serve l’esofago?

La sua principale funzione è quella di permettere al bolo alimentare di transitare dalla bocca allo stomaco. Quando il bolo viene deglutito giunge al fondo della gola, da cui passa nell’esofago attraverso la bocca dell’esofago (uno sfintere che si apre in maniera apposita e rappresenta l’inizio dell’esofago). Il bolo prosegue poi il suo cammino verso lo stomaco tramite l’esofago; il suo passaggio nello stomaco dipende dall’apertura dello sfintere inferiore (cardias), che mette in comunicazione l’esofago con lo stomaco e ne rappresenta la porzione finale.

Insonnia

Che cos’è l’insonnia?

L’insonnia è un disturbo che riguarda il sonno e che si manifesta con la difficoltà di addormentarsi o di dormire, senza interruzioni, durante tutta la notte.

Quali sono le cause dell’insonnia?

L’insonnia può avere molteplici cause, legate allo stile di vita o alla presenza di alcune patologie di natura invalidante. Per quanto attiene allo stile di vita, questi sono i comportamenti che possono generare insonnia:
  • svolgere scarsa attività fisica
  • usare degli apparecchi elettronici mentre si è a letto
  • andare a coricarsi in orari sempre differenti
  • mangiare cibi pesanti prima di coricarsi
  • dormire a lungo nel corso del giorno.
Possono provocare insonnia anche particolari situazioni di stress, l’invecchiamento o l’impiego di specifici farmaci. Tra le patologie che possono essere associate all’insonnia, ci possono essere: apnee notturne, bronco pneumopatia cronica ostruttiva, sifilide, sindrome premestruale, ipertiroidismo, cefalea, depressione, dermatite atopica, intolleranze alimentari.

Quali sono i rimedi contro l’insonnia?

Combattere l’insonnia significa combattere la causa che ne sta alla base. Per prima cosa bisognerà migliorare il proprio stile di vita, eliminando quei comportamenti – sopra indicati – che possono causare questo disturbo. Dal punto di vista alimentare, soprattutto coloro che soffrono di reflusso gastroesofageo deve evitare dei cibi che possano disturbare il sonno. È sempre comunque consigliabile non coricarsi subito dopo avere mangiato ed evitare alimenti o bevande, come il caffè, che possano compromettere un adeguato sonno. I medicinali che favoriscono il sonno possono essere utili, ma solo quando alla base dell’insonnia vi sia una patologia, non una scelta di vita poco attenta.

Insonnia, quando rivolgersi al proprio medico?

È opportuno rivolgersi al proprio medico qualora l’insonnia influisca in modo troppo negativo sulla qualità della vita, riducendo le energie e influenzando la salute mentale e psicologica di chi ne soffre. In caso di insonnia grave – sia essa causata da stress, ansia o depressione – potrà essere utile richiedere un aiuto psicologico.

Area medica per l’insonnia

Per maggiori informazioni sull’insonnia, si consulti l’Ambulatorio di Neurologia di Humanitas Gavazzeni Bergamo.

Limone

Il limone è il frutto della pianta Citrus limon, sempreverde che appartiene alla famiglia delle Rutaceae. I frutti hanno forma ovale e la loro buccia può assumere tonalità che vanno dal verde al giallo. Una caratteristica di questa pianta è che i limoni vengono prodotti in continuazione, durante tutto l’anno.  

Quali sono le proprietà nutrizionali del limone?

100 grammi della parte commestibile del limone apportano solo 11 calorie, così ripartite: 78% carboidrati e 22% proteine. I lipidi sono praticamente assenti. Nella stessa quantità sono presenti: Se invece si prende in considerazione il solo succo del limone, le calorie apportate in 100 grammi sono 6, così ripartite: 87% di carboidrati e 13% di proteine. Questi inoltre i componenti presenti nella stessa quantità: Il limone contiene fibre (però non presenti nel succo), acidi organici, carotenoidi e flavonoidi (soprattutto nella scorza e nell’albedo, la parte bianca), limonoidi amari e composti volatili (concentrati nella buccia).  

Quando non bisogna mangiare limone?

Il consumo di limone favorisce l’assorbimento del ferro, e sembra essere in grado di ridurre le concentrazioni plasmatiche di clorochina. In presenza di dubbio meglio quindi chiedere consiglio al proprio medico di fiducia.  

Quali sono i possibili benefici del limone?

I benefici del succo di limone sono quelli di essere astringente, diuretico, tonico, di favorire la sudorazione (diaforetico). Viene utilizzato a livello topico per curare l’acne, le micosi della pelle, le scottature solari e le verruche. La buona presenza di vitamina C e potassio ne forniscono capacità antiossidanti, antitumorali e antimicrobiche. Se consumato giornalmente, infine, il succo di limone sembra ridurre la formazione di calcoli ai reni.  

Quali sono le controindicazioni del limone?

Il succo del limone può arrecare danno allo smalto dei denti, alterandone la luminosità. Non è invece certo che il consumo di limone possa provocare problemi di reflusso gastroesofageo: non ci sono prove scientifiche che questo problema possa essere generato o acuito dall’acidità di questo succo.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.  

Menta piperita

La menta piperita è una pianta perenne appartenente alla famiglia delle Lamiaceae.  

Quali sono le proprietà nutrizionali della menta piperita?

Un cucchiaio di menta piperita fresca, più o meno una quantità di 3 grammi, apporta circa 2 calorie. Nella stessa quantità sono presenti:  

Quando non bisogna mangiare menta piperita?

Il consumo di menta piperita può creare interferenze con l’assunzione di ciclosporina o di altri farmaci trasformati dal fegato. In caso di dubbio chiedere consiglio al proprio medico.  

Quali sono i possibili benefici della menta piperita?

La menta piperita ha un alto potere rinfrescante per la bocca e per la gola. Ha inoltre una capacità analgesica per cui viene considerata un valido anestetico locale e in grado di combattere le irritazioni. Buona è la sua capacità di rilassare le pareti intestinali e la muscolatura liscia degli sfinteri e per questo viene utilizzata per combattere disturbi come la sindrome del colon irritabile. Dal punto di vista nutrizionale è fonte di antiossidanti oltre che di potassio, ottimo per favorire la salute cardiovascolare e fosforo, calcio e magnesio alleati della salute di ossa e denti, e potassio  

Quali sono le controindicazioni della menta piperita?

Il consumo di menta piperita deve essere tenuto sotto controllo da chi soffre di reflusso gastroesofageo perché l’effetto rilassante sulle pareti dell’esofago e sugli sfinteri proprio di questo alimento può contribuire ad aumentare e aggravare i sintomi di questa patologia.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Nausea

Che cos’è la nausea?

La nausea è un disturbo che si caratterizza per il desiderio di vomitare accompagnato da una sensazione di spossatezza diffusa per tutto il corpo.  

Quali sono le cause della nausea?

La nausea può essere provocata da vari fattori, tra i quali:
  • presenza di particolari stimoli visivi, olfattivi o gustativi
  • assunzione di alcuni medicinali
  • stato di gravidanza
  • emozioni di particolare intensità o problemi di natura psicologica
Può inoltre essere associata a varie malattie, tra le quali si possono includere: morbo di Crohn, pancreatite, reflusso gastroesofageo, tumore al pancreas, tumore allo stomaco, tumore del colon-retto, tumore dell’esofago, tumore dell’ovaio, angina pectoris, calcoli renali, cefalea, cirrosi epatica, colica renale, epatite, ernia iattale, fibrosi cistica, gastrite, glaucoma, infarto miocardico, insufficienza renale, intolleranze alimentari.  

Quali sono i sintomi della nausea?

La nausea di solito si accompagna a reazioni fisiche quali sudorazione, vertigini, pallore, sensazione di disgusto verso cibi od odori di particolare intensità, copiosa produzione di saliva e dolore a livello dello stomaco.  

Quali sono i rimedi contro la nausea?

I rimedi per la nausea variano a secondo della patologia che ne sta alla base. In caso di fastidio nei confronti di determinati cibi od odori si consiglia di evitare di esporsi al contatto con questi, allo scopo di circoscrivere le manifestazioni del disturbo. Qualora sia conseguenza di un consumo di medicinali si consiglia di rivolgersi al medico che li ha prescritti al fine di cercare – insieme a lui e per quanto possibile – un’eventuale terapia alternativa.  

Nausea, quando rivolgersi al proprio medico?

In presenza di nausea, è opportuno rivolgersi al proprio medico quando questa sia insistente e perdurante e nel caso in cui in precedenza sia stata diagnosticata una patologia che potrebbe essere – secondo quanto indicato dal medico stesso – a essa correlata.

Odinofagia

Che cos’è l’odinofagia?

L’odinofagia è una condizione in cui il deglutire scatena dolore o bruciore a livello del collo o dietro allo sterno. A questo problema possono associarsi anche: dolore al petto, la sensazione di avere del cibo bloccato in gola e un senso di pesantezza/pressione nel collo o nella parte alta del petto mentre si sta mangiando. Può essere associata a un qualunque problema si possa verificare durante il processo che porta alla deglutizione, dal momento della masticazione a quello in cui il cibo arriva all’interno dello stomaco.  

Quali possono essere le cause dell’odinofagia?

Alla base dell’odinofagia possono esserci ascessi dentali, ulcere in bocca o in gola, infezioni (da Herpes simplex, citomegalovirus, Hiv e candida), problemi all’esofago (ad esempio infiammazioni o acalasia) o la presenza di materiale bloccato nella gola (come, ad esempio, una lisca di pesce).  

Quali malattie si possono associare all’odinofagia?

All’odinofagia possono essere associate varie patologie, tra cui: reflusso gastroesofageo, tonsillite, tumore dell’esofago, tumori della laringe, ulcere in gola, ulcere orali, ulcere esofagee, acalasia, ascesso dentale, candida, esofagite, faringite, gengivite, gozzo, raffreddore.  

Quali sono i rimedi contro l’odinofagia?

Il fastidio associato all’odinofagia può essere alleviato mangiando lentamente e masticando bene il cibo, consumando alimenti ridotti in purea o frullati e, nel caso in cui peggiorino il problema, evitando cibi e bevande molto freddi o molto caldi. In caso di soffocamento è necessario eseguire la manovra di Heimlich al fine di liberare le vie aeree.  

Odinofagia, quando rivolgersi al proprio medico?

In caso di odinofagia bisogna rivolgersi al proprio curante qualora il problema sia associato alla presenza di sangue nelle feci, se le feci siano nere o se si abbiano dei problemi di evacuazione, se si perda peso senza alcun motivo apparente e in caso di fiato corto o capogiri.

Peperoncino

Il peperoncino è la bacca della pianta Capsicum annum che appartiene alla famiglia delle Solanaceae.  

Quali sono le proprietà nutrizionali del peperoncino?

100 grammi di peperoncino rosso offrono un apporto di circa 40 calorie. Nella stessa quantità sono presenti: Il peperoncino è anche fonte di luteina/zeaxantina, alfa e beta-carotene, beta-criptoxantina e capsaicina.  

Quando non bisogna mangiare peperoncino?

Il consumo di peperoncini può interferire con l’assunzione di antiaggreganti, anticoagulanti, ACE inibitori e teofillina. Reagisce inoltre con la cocaina. In presenza di dubbi si consiglia di rivolgersi al proprio medico per un consulto.  

Quali sono i possibili benefici del peperoncino?

Il peperoncino contiene capsaicina, principio attivo dotato di proprietà antidolorifiche e, si ritiene, anche antibatteriche, antitumorali, analgesiche e antidiabetiche. In caso di obesità sembra infine aiutare a ridurre il cosiddetto colesterolo cattivo. Sotto il profilo nutrizionale buona è la presenza di vitamina C, preziosa alleata delle difese immunitarie. Vitamina E, vitamina A, flavonoidi, manganese e selenio hanno un forte potere antiossidante. Le vitamine del Gruppo B sono alleate del metabolismo, i folati sono importanti per lo sviluppo del sistema nervoso nel corso della gestazione, la vitamina K aiuta la salute di ossa, sistema nervoso e coagulazione, il potassio sostiene la salute cardiovascolare, calcio, magnesio e fosforo sono utili a sostenere la salute di ossa e denti.  

Quali sono le controindicazioni del peperoncino?

Il consumo di peperoncino è sconsigliato alle persone che soffrono di reflusso gastroesofageo.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Pesantezza allo stomaco

Che cos’è la pesantezza allo stomaco?

La pesantezza allo stomaco è una sensazione di pienezza prolungata e spiacevole nell’area superiore dell’addome; essa si sviluppa in corrispondenza dello stomaco, che è il principale organo dell’apparato digerente. Nella maggior parte dei casi la pesantezza può risolversi da sola in un tempo breve, grazie a interventi comportamentali o a interventi farmacologici.  

Quali sono le cause della pesantezza allo stomaco?

La pesantezza allo stomaco può avere varie cause: si va dal consumo di pasti pesanti (grassi e molto conditi) e abbondanti sino  al mangiare troppo velocemente o al prendere freddo nel corso della fase digestiva. Può anche essere determinata da varie patologie, tra le quali vi possono essere: calcoli alla cistifellea, tumore allo stomaco, ulcera gastrica, ulcera peptica, ernia iatale, gastrite, indigestione, intolleranze alimentari, pancreatite, reflusso gastroesofageo.  

Quali sono i rimedi contro la pesantezza allo stomaco?

Al fine di curare la pesantezza allo stomaco sarà necessario individuare la causa che ne è alla base e intervenire su questa. Spesso la pesantezza scompare da sé, grazie a interventi comportamentali – come ridurre le bevande alcoliche o i cibi particolarmente grassi – o farmacologici, a base di medicinali antiacidi, analgesici o procinetici che siano stati prescritti dietro prescrizione medica. La pesantezza allo stomaco determinata da una patologia organica potrà essere lenita tramite rimedi naturali; tra questi si possono ricomprendere tisane digestive a base di erbe o caramelle e pastiglie con estratti naturali, utili a migliorare le funzionalità gastriche e digestive.  

Pesantezza allo stomaco, quando rivolgersi al proprio medico?

In caso di pesantezza allo stomaco è sempre indicato evitare le soluzioni fai-da-te, soprattutto nei casi in cui questo disturbo possa essere associato a una delle patologie elencate sopra o nel caso in cui si stiano assumendo dei farmaci.  

Area medica di riferimento per la pesantezza allo stomaco

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per la pesantezza allo stomaco è il Servizio di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva.

Prurito alla gola

Che cos’è il prurito alla gola?

Il prurito alla gola è una condizione che si caratterizza per una sensazione di infiammazione e pizzicore più o meno generalizzata nella regione anatomica che è compresa tra l’attaccatura della lingua e la faringe. Le cause che possono essere alla base di questo disturbo sono molteplici: si va dalle affezioni di varia tipologia a carico di faringe, laringe e tonsille (faringiti, laringiti e tonsilliti), alla presenza di allergie (respiratorie o alimentari), sino ad arrivare al reflusso gastroesofageo – quando il reflusso è particolarmente importante il bruciore che provoca può espandersi dalla bocca dello stomaco sino alla gola – e alle ustioni, dovute, ad esempio, al consumo di cibi o bevande eccessivamente caldi. In molti casi, poi, anche disturbi come raffreddore e influenza possono risultare associati al prurito alla gola. Più o meno fastidioso a seconda della gravità della patologia che ne è alla base, il prurito alla gola può essere accompagnato da tosse secca, dolore, arrossamento della mucosa, abbassamento della voce, difficoltà nella deglutizione.  

Quali malattie si possono associare al prurito alla gola?

Tra le patologie che possono essere associate al prurito alla gola, ci sono: reflusso gastroesofageo, rinite, tonsillite, tracheite, ustioni, allergie alimentari, allergie respiratorie, faringite, influenza, laringite, raffreddore. Si ricorda che  tale elenco non è esaustivo ed è sempre opportuno chiedere consulto al proprio medico.  

Quali sono i rimedi contro il prurito alla gola?

Il prurito alla gola non viene trattato “direttamente”, ossia tramite apposita terapia, ma “indirettamente”, cioè tramite la risoluzione della patologia medica che ne è all’origine e di cui il prurito alla gola è solamente un sintomo. Alcuni semplici rimedi “fai da te” possono comunque contribuire a lenire il fastidio: evitare che l’aria delle stanze in cui si soggiorna e soprattutto in cui si dorme sia troppo secca, utilizzando appositi umidificatori o posizionando degli asciugamani bagnati sui caloriferi evitare di mangiare cibi molto secchi e solidi, che possono stuzzicare la gola già irritata e, infine, bere acqua a piccoli sorsi per mantenere la gola sempre umida e prevenire la tosse secca che spesso accompagna la gola irritata.  

Con il prurito alla gola quando rivolgersi al proprio medico?

È consigliabile rivolgersi al proprio medico qualora il prurito alla gola non accenni a regredire nel giro di pochi giorni o in presenza di una delle patologie associate (si veda l’elenco delle patologie associate) .