Anosmia (perdita dell’olfatto)

Che cos’è l’anosmia?

L’anosmia consiste nella perdita del senso olfattivo. Può trattarsi di un problema parziale o, più raramente, completo. Inoltre lo stesso disturbo può avere valenza temporanea più che definitiva: dipende tutto dalle sue cause, ma raramente si tratta del sintomo di un problema grave. Si tenga però presente che perdere l’olfatto può significare perdita dell’interesse nei confronti del cibo, condizione che nel lungo termine può portare a dimagrimento, malnutrizione o a depressione.  

Quali malattie si possono associare all’anosmia?

Tra le patologie che possono essere associate all’anosmia ci sono le seguenti: poliposi nasale, raffreddore, sinusite. Si rammenta che tale elenco non è esaustivo e che è sempre opportuno consultare il proprio medico di fiducia, qualora i sintomi persistano.  

Quali sono i rimedi contro anosmia?

Quando l’anosmia deriva da raffreddori, allergie o sinusiti la stessa si risolve da sola nell’arco di qualche giorno. In caso contrario potrebbe essere necessario assumere degli antibiotici o rimuovere le sostanze che ostruiscono le vie nasali. Anche se raramente, si sono riscontrati casi in cui il problema è permanente. In particolare, il rischio di un’anosmia incurabile aumenta dai 60 anni in su.  

Con anosmia quando rivolgersi al proprio medico?

Se l’anosmia non scompare da sola nel giro di pochi giorni è opportuno consultare il proprio medico per individuarne le cause e la cura più adatta.

Capogiro

Che cosa si intende con capogiro?

Il capogiro una situazione caratterizzata da sensazioni di debolezza, instabilità e svenimento. Qualora non si presenti con una certa frequenza, questo sintomo non sta necessariamente a indicare la presenza di una condizione patologica grave.

Quali altri sintomi possono essere associati al capogiro?

Nella sua forma più grave, il capogiro può essere associato ad altri sintomi come: debolezza, svenimento, difficoltà respiratorie, aritmia cardiaca, confusione, difficoltà a parlare, dolore al petto, forte mal di testa, annebbiamento della vista, difficoltà a camminare, nausea e vomito.

Quali sono le cause del capogiro?

Il disturbo può essere provocato da ansia, attacchi di panico oltre che da varie patologie, tra le quali ci sono: botulismo, cefalea, diabete, emicrania, ictus, intolleranze alimentari, anemia, artrosi cervicale, raffreddore e sinusite.

Quali sono i rimedi contro il capogiro?

La sua cura dipende ovviamente dalla causa che ne sta alla base. In caso di capogiro provocato dall’ansia può essere utile la psicoterapia, mentre in altre circostanze si può ricorrere a medicinali, alla fisioterapia o a cambiamenti delle proprie abitudini alimentari. In generale, chi già soffre di capogiro dovrà evitare di compiere dei movimenti bruschi, alzarsi improvvisamente e, nel caso in cui sia già comparso il capogiro, mettersi alla guida o manovrare apparecchiature o macchinari pericolosi. Da evitare, per non incorrere in ulteriori rischi, il consumo di caffeina, alcol e tabacco.

Capogiro, quando rivolgersi al proprio medico?

La sensazione dl capogiro deve essere segnalata al medico curante qualora si accompagni a uno o a più sintomi tra quelli sopra elencati.

Catarro

Che cos’è il catarro?

Il catarro è una sostanza che, in specifiche situazioni, viene secreta dalle mucose delle vie respiratorie. In una situazione normale le mucose secernono il muco, che ha la funzione sia di umidificare le vie respiratorie che di bloccare eventuali particelle e microrganismi provenienti dall’esterno. In presenza di infiammazioni che interessano l’apparato respiratorio, la produzione di muco aumenta sino a dare origine al catarro; questa è la sostanza più adatta a catturare i microrganismi che hanno procurato l’infiammazione, che verranno quindi espulsi attraverso i colpi di tosse.  

Quali sono le cause del catarro?

Il catarro è causato da varie patologie, tra le quali si possono elencare: asma, broncopneumopatia cronica ostruttiva, pertosse, polmonite, raffreddore, bronchite, enfisema, fibrosi cistica, tracheite.  

Quali sono i rimedi contro il catarro?

Il problema legato al catarro può essere curato intervenendo sulla patologia che ne è all’origine. Qualora la produzione di catarro renda difficile la respirazione, si consiglia di umidificare l’ambiente in cui si vive o si dorme e di consumare bevande calde (come tè, latte, camomilla con aggiunta di miele che svolge un’azione fluidificante). In presenza di catarro è comunque necessario astenersi dal fumo, sia attivo che passivo, allo scopo di evitare una secrezione ancora più densa.  

Catarro, quando rivolgersi al proprio medico?

È consigliabile rivolgersi al proprio medico qualora il catarro si presenti in grande quantità, non accenni a diminuire nel tempo e possa essere associato a una delle patologie che possono causarlo.  

Faringite

Che cos’è la faringite?

La faringite è un dolore, un fastidio o una sensazione di prurito presente a livello della gola che rende spesso la deglutizione dolorosa. Può essere associata a mal di testa, febbre, dolori muscolari, dolori articolari, sfoghi cutanei e linfonodi ingrossati. A determinarla è il gonfiore della faringe.  

Quali malattie si possono associare alla faringite?

Tra le patologie che possono essere associate alla faringite, ci sono: clamidia, disfagia, gonorrea, mononucleosi, odinofagia, otalgia, raffreddore, infezioni da Streptococco A, infezioni da Coxsackie, influenza, mal di gola, massa o tumefazione nel collo. È sempre bene, in presenza del disturbo, chiedere un consulto al proprio medico, soprattutto in caso di persistenza dei sintomi.  

Quali sono i rimedi contro la faringite?

In caso di faringite gli antibiotici sono consigliabili solamente in presenza di un’infezione batterica, poiché per le infezioni virali questi farmaci sono inutili. È possibile cercare di migliorare la propria condizione con bevande fredde o calde, gargarismi con acqua salata, antinfiammatori e caramelle per la gola. Anche l’impiego di un umidificatore può contribuire a sentirsi meglio.  

Con faringite quando rivolgersi al proprio medico?

Qualora la faringite non si risolva nell’arco di qualche giorno, se sia associato a eczema, febbre alta o linfonodi del collo ingrossati è bene contattare il proprio medico. Meglio invece rivolgersi al Pronto Soccorso qualora sia associata a difficoltà respiratorie.

Influenza stagionale

Cos’è l’influenza stagionale?

L’influenza stagionale può essere causata principalmente da due virus influenzali: il virus di tipo A e il virus di tipo B. Un altro virus, di tipo C, è meno patogeno. Nel caso dei virus di tipo A e di tipo B esistono diversi ceppi del microbo. Si sviluppano vaccini contro l’influenza stagionale in base alla previsione di quali ceppi circoleranno in una data stagione influenzale.  

Come si contrae l’influenza stagionale?

L’influenza stagionale si contrae per via aerea attraverso il contatto con la saliva o le secrezioni respiratorie emesse nell’aria da individui infetti. Può anche essere contratta toccando superfici o oggetti contaminati dal virus e poi portando le mani alla bocca, al naso o agli occhi.  

Quali sono i sintomi correlati all’influenza stagionale?

I sintomi dell’influenza stagionale possono comprendere: febbre, brividi, tosse, raffreddore, dolori muscolari e dolori articolari, mal di gola. Nel caso dei neonati possono verificarsi anche vomito e diarrea, mentre gli anziani possono sentirsi deboli e confusi.  

Quali sono le possibile complicazioni dell’influenza stagionale?

Le possibili complicazioni dell’influenza stagionale sono: polmonite, encefalite, meningite e convulsioni.  

Come si può curare l’influenza stagionale

Nella maggioranza dei casi, i soggetti affetti da influenza stagionale si ristabiliscono senza bisogno di particolari trattamenti clinici. Durante la malattia è consigliabile restare a casa, riposare, idratarsi e, se necessario, assumere antipiretici, antidolorifici o antinfiammatori per combattere la febbre e il dolore causati dall’infezione. Gli antibiotici, invece, sono necessari solo in caso di sovrainfezione batterica e devono essere assunti solo se prescritti da un medico. Tali farmaci non sono efficaci contro i virus e l’influenza non fa eccezione alla regola. Al contrario, un antivirale (amantadina, rimantidina o zanamavir) può essere efficace, anche se nella maggior parte dei casi non è necessario assumere questi farmaci per combattere l’influenza stagionale. Inoltre, va ricordato che ogni anno viene sviluppato un vaccino per proteggere dall’influenza stagionale e che è importante cercare di limitare la diffusione dei virus influenzali seguendo semplici regole igieniche:
  • lavarsi spesso le mani
  • coprire il naso e la bocca con un tovagliolo di carta quando si tossisce o si starnutisce
  • utilizzare fazzoletti di carta usa e getta
  • arieggiare i locali in cui si soggiorna.
 

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Lacrimazione

Che cos’è la lacrimazione?

La lacrimazione è un aumento della secrezione delle lacrime causata da cause contingenti o da patologie, degli occhi ma non solo.  

Quali sono le cause della lacrimazione?

La lacrimazione può essere provocata da un forte dolore dovuto ad esempio a un trauma, da un particolare stato emotivo o da alcune patologie, tra le quali ci possono elencare: allergie respiratorie, astigmatismo, cefalea, orzaiolo, raffreddore, ulcera corneale, cheratocono, congiuntivite, couperose (rosacea).  

Quali sono i rimedi contro la lacrimazione?

Per individuare la cura è necessario individuare la causa che ne è alla base tramite una visita effettuata presso il proprio medico.  

Lacrimazione, quando rivolgersi al proprio medico?

La lacrimazione deve essere di solito analizzata dal medico qualora derivi da un forte trauma o quando sia associata a una delle patologie che possono esserne causa e che sia già diagnosticata.  

Area medica di riferimento per la lacrimazione

In Humanitas Castelli Bergamo, l’area medica di riferimento per la lacrimazione è il Centro Oculistico.  

Linfonodi ingrossati

Che cosa sono i linfonodi ingrossati?

I linfonodi divengono ingrossati quando al loro interno c’è un incremento delle cellule del sistema immunitario che ne aumenta la dimensione. I linfonodi sono le ghiandole linfatiche che sono poste lungo le vie linfatiche, che cioè trasportano la linfa, il liquido che è incaricato del drenaggio del liquido extracellulare oltre che del trasporto dei nutrienti. Hanno la funzione di organizzare le difese immunitarie in presenza di elementi esterni – come virus e batteri – che possono rappresentare un problema per l’organismo. Nel nostro organismo sono circa 600, concentrati soprattutto a livello di inguine, ascelle, addome e collo.  

Quali altri sintomi possono essere associati ai linfonodi ingrossati?

Ai linfonodi ingrossati possono essere collegati vari sintomi, che variano a seconda della causa che sta alla loro base. Tra questi, i principali sono: rigonfiamento del linfonodo così esteso da essere visto attraverso la cute, dolore che può variare di intensità provato quando si esercita una pressione sulla parte interessata dal gonfiore, infezioni alle vie respiratorie superiori (naso e gola), gonfiore degli arti dove sono posti i linfonodi interessati dal rigonfiamento.  

Quali sono le cause dei linfonodi ingrossati?

I linfonodi possono ingrossarsi a causa di processi infiammatori semplici, come mal di gola o raffreddore, o in casi più gravi per la presenza di una patologia neoplastica.  

Linfonodi ingrossati, quando rivolgersi al proprio medico?

È opportuno rivolgersi al proprio medico di fiducia quando l’ingrossamento del linfonodo perdura da tempo e quando presenta arrossamenti, calore e dolori alla pressione. Il medico effettua un esame clinico in cui raccoglie il racconto del paziente e effettua un’attenta anamnesi. Per giungere a un’analisi può però essere necessario effettuare esami più specifici come una radiografia al torace, una biopsia nel nodulo ingrossato, un’ecografia e vari esami di laboratorio, da quelli sierologici all’emocromo. In casi rari può essere richiesta una biopsia chirurgica che preveda la rimozione totale o parziale di un linfonodo.  

Come possono essere curati i linfonodi ingrossati?

I linfonodi ingrossati prevedono una cura che viene scelta in base alla causa che è alla loro base. Nei casi più gravi in cui la causa sia una patologia di natura neoplastica le cure previste sono chemioterapia, radioterapia o un intervento chirurgico che comporta la rimozione della parte interessata.  

I linfonodi ingrossati possono essere prevenuti?

I linfonodi ingrossati non devono essere prevenuti perché non sono una malattia ma il segno che le difese immunitarie si sono attivate nei confronti di un virus o di un batterio che potrebbe rappresentare un pericolo per l’organismo. Prevenirli vorrebbe dunque dire eliminare un meccanismo di difesa del nostro organismo.  

Che cosa si intende con linfonodi “sentinella”?

I linfonodi sono disposti, nelle vie linfatiche, uno accanto all’altro, come a comporre una catenella. Le infezioni e le patologie cancerogene si diffondono quindi lungo questa catena, trasportate dal trascorrere della linfa. Per questo, quando il chirurgo asporta una massa tumorale controlla se nel linfonodo più prossimo a questa – che per questo viene appunto definito “sentinella” – ci sia traccia di una metastasi.

Mal di gola

Che cosa è il mal di gola?

Il mal di gola è un’irritazione alla gola che provoca dolore, in particolare quando si deglutisce.  

A quali altri sintomi si può accompagnare il mal di gola?

In base alla sua causa scatenante, al mal di gola si possono associare altri sintomi come starnuti, brividi, febbre, tosse, gonfiori dell’epiglottide.  

Quali sono le cause del mal di gola?

Solitamente il mal di gola viene provocato da infezioni virali o da una particolare secchezza dell’aria o anche da irritazioni per sostanze chimiche che sono distribuite nell’aria. Questa tipologia di disturbo può anche essere causato da alcune patologie, tra le quali si possono elencare: raffreddore, reflusso gastroesofageo, rosolia, scarlattina, tonsillite, toxoplasmosi, tracheite, tumore alla gola, allergie, ascessi, bronchite, difterite, faringite, fibrosi cistica, infezione da streptococco, influenza, laringite, mononucleosi, morbillo, otite, pertosse, poliomielite, tumore alla laringe, tumore alla lingua, varicella.  

Quali sono i rimedi contro il mal di gola?

Qualora abbia origine virale, il mal di gola tende a risolversi in una settimana circa e può essere contenuto anche tramite rimedi naturali come caramelle alle erbe e tisane. Qualora sia causato da infezioni batteriche sarà necessario assumere degli antibiotici, ovviamente dietro prescrizione medica.  

Mal di gola, quando rivolgersi al proprio medico?

Qualora il problema si accompagni a difficoltà respiratorie (dispnea), a difficoltà ad aprire la bocca e a deglutire per un intervallo temporale superiore a una settimana; con tonsille grosse o con placche, presenza di sangue nella saliva o nel catarro, sfoghi cutanei, mal d’orecchi (otalgia), ingrossamento dei linfonodi del collo sarà consigliabile rivolgersi al proprio medico.  

Area medica di riferimento per il mal di gola

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica cui fare riferimento per il mal di gola è l’Unità Operativa di Otorinolaringoiatria.

Naso chiuso

Che cosa s’intende con naso chiuso?

Il naso chiuso – che consiste nella restrizione delle vie aeree nasali – è la condizione che impedisce la normale respirazione con il naso.  

Quali sono le cause del naso chiuso?

La causa principale del naso chiuso è il raffreddore, ma ne possono esistere anche altre, come ad esempio alcune allergie respiratorie, la deviazione del setto nasale, la sinusite e la presenza di polipi.  

Quali sintomi possono accompagnarsi al naso chiuso?

Può essere accompagnato da raffreddore, tosse, lacrimazione degli occhi (nei casi allergici si aggiunge il bruciore), affaticamento generale, mal di gola e mal di testa.  

Quali patologie possono associarsi al naso chiuso?

Tra le patologie che possono accompagnarsi al naso chiuso, ci sono: allergie respiratorie, raffreddore, rinite, sinusite, influenza, lebbra, poliposi nasale, traumi. Questo elenco è solamente indicativo, per cui si suggerisce di rivolgersi al proprio medico curante per eventuali approfondimenti.  

Come può essere curato il naso chiuso?

I rimedi per il naso chiuso dipendono dalla patologia che ha determinato il problema: dopo averne individuato la causa con il medico, si potrà procedere con le cure più indicate. In generale essi variano da inalazioni con soluzioni fisiologiche all’assunzione di antidolorifici (nel caso di mal di testa), sciroppi (in caso di tosse), antistaminici (in caso di allergie), a vasocostrittori sotto l’osservazione di un medico.  

Naso chiuso, quando rivolgersi al propio medico?

È necessario rivolgersi al proprio medico nel caso che il naso chiuso persista o quando si sia in presenza di una delle patologie associate sopra indicate.

Odinofagia

Che cos’è l’odinofagia?

L’odinofagia è una condizione in cui il deglutire scatena dolore o bruciore a livello del collo o dietro allo sterno. A questo problema possono associarsi anche: dolore al petto, la sensazione di avere del cibo bloccato in gola e un senso di pesantezza/pressione nel collo o nella parte alta del petto mentre si sta mangiando. Può essere associata a un qualunque problema si possa verificare durante il processo che porta alla deglutizione, dal momento della masticazione a quello in cui il cibo arriva all’interno dello stomaco.  

Quali possono essere le cause dell’odinofagia?

Alla base dell’odinofagia possono esserci ascessi dentali, ulcere in bocca o in gola, infezioni (da Herpes simplex, citomegalovirus, Hiv e candida), problemi all’esofago (ad esempio infiammazioni o acalasia) o la presenza di materiale bloccato nella gola (come, ad esempio, una lisca di pesce).  

Quali malattie si possono associare all’odinofagia?

All’odinofagia possono essere associate varie patologie, tra cui: reflusso gastroesofageo, tonsillite, tumore dell’esofago, tumori della laringe, ulcere in gola, ulcere orali, ulcere esofagee, acalasia, ascesso dentale, candida, esofagite, faringite, gengivite, gozzo, raffreddore.  

Quali sono i rimedi contro l’odinofagia?

Il fastidio associato all’odinofagia può essere alleviato mangiando lentamente e masticando bene il cibo, consumando alimenti ridotti in purea o frullati e, nel caso in cui peggiorino il problema, evitando cibi e bevande molto freddi o molto caldi. In caso di soffocamento è necessario eseguire la manovra di Heimlich al fine di liberare le vie aeree.  

Odinofagia, quando rivolgersi al proprio medico?

In caso di odinofagia bisogna rivolgersi al proprio curante qualora il problema sia associato alla presenza di sangue nelle feci, se le feci siano nere o se si abbiano dei problemi di evacuazione, se si perda peso senza alcun motivo apparente e in caso di fiato corto o capogiri.

Perdita di sangue dal naso (epistassi)

Che cos’è la perdita di sangue dal naso?

Conosciuta anche col nome di epistassi, la perdita di sangue dal naso può essere di origine sia venosa, sia arteriosa.  

Quali sono le cause della perdita di sangue dal naso?

La perdita di sangue dal naso può essere provocata da traumi o crisi ipertensive e da alcune patologie, tra le quali si possono includere: influenza, ipertensione arteriosa, pertosse, raffreddore, rinite, aterosclerosi, cirrosi epatica, disturbi della coagulazione.  

Quali sono i rimedi contro la perdita di sangue dal naso?

La perdita di sangue dal naso può essere interrotta tamponando la narice interessata dal flusso ematico con un fazzoletto, premendo in modo delicato al fine di chiudere il passaggio. Nel caso di perdita che si presenti con una certa frequenza è necessario intervenire con dei tamponi nasali o coagulazioni elettriche o chimiche.  

Perdita di sangue dal naso, quando rivolgersi al proprio medico?

Qualora la perdita di sangue dal naso sia correlata a ipertensione arteriosa, grave trauma o malattie già diagnosticate, è necessario rivolgersi al proprio medico curante. Se invece la perdita sia dovuta a un forte trauma che ha procurato una rottura al setto nasale sarà necessario ricorrere alle cure del più vicino presidio di Pronto Soccorso.  

Area medica di riferimento per la perdita di sangue dal naso

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per la perdita di sangue dal naso è l’Ambulatorio di Otorinolaringoiatria.

Prurito al naso

Che cos’è il prurito al naso?

Il prurito al naso è una condizione che si caratterizza per una sensazione di pizzicore localizzata nell’organo preposto all’olfatto. Non è un disturbo a sé stante, bensì un sintomo della presenza di altre problematiche. Può essere suddiviso in due tipologie: interno ed esterno. Spesso all’origine del prurito interno al naso c’è un raffreddore o una reazione allergica (allergie respiratorie); in generale, alcune infezioni delle vie aeree superiori – come riniti e sinusiti – possono manifestarsi con la sensazione di pizzicore all’interno del naso. Tra le condizioni che possono causare prurito sulla superficie esterna vi sono, invece, patologie dermatologiche come la dermatite e l’eczema. L’Herpes simplex può invece manifestarsi sia all’interno sia all’esterno del naso.  

Quali malattie si possono associare al prurito al naso?

Tra le patologie che possono essere associate al prurito al naso ci sono: raffreddore, rinite, sinusite, allergie respiratorie, dermatite, eczema, fuoco di Sant’Antonio, herpes simplex, influenza. Questo elenco non è esaustivo ed è sempre opportuno chiedere consulto al proprio medico soprattutto se il disturbo persiste.  

Quali sono i rimedi contro il prurito al naso?

Poiché le patologie associabili al prurito al naso sono le più disparate, al fine di mettere a punto validi rimedi atti a risolvere o lenire la condizione è fondamentale individuare la patologia che ne è alla base e agire su di questa. Per quanto attiene in particolare al prurito interno al naso, per ridurre il fastidio può essere di aiuto umidificare gli ambienti in cui si soggiorna o si dorme ed evitare di stazionare in luoghi con polvere e fumo.  

Con il prurito al naso quando rivolgersi al proprio medico?

La presenza di prurito al naso deve essere comunicata al proprio medico curante nel caso in cui ci sia concomitanza con malattie già precedentemente diagnosticate (si veda elenco sopra).  

Prurito alla gola

Che cos’è il prurito alla gola?

Il prurito alla gola è una condizione che si caratterizza per una sensazione di infiammazione e pizzicore più o meno generalizzata nella regione anatomica che è compresa tra l’attaccatura della lingua e la faringe. Le cause che possono essere alla base di questo disturbo sono molteplici: si va dalle affezioni di varia tipologia a carico di faringe, laringe e tonsille (faringiti, laringiti e tonsilliti), alla presenza di allergie (respiratorie o alimentari), sino ad arrivare al reflusso gastroesofageo – quando il reflusso è particolarmente importante il bruciore che provoca può espandersi dalla bocca dello stomaco sino alla gola – e alle ustioni, dovute, ad esempio, al consumo di cibi o bevande eccessivamente caldi. In molti casi, poi, anche disturbi come raffreddore e influenza possono risultare associati al prurito alla gola. Più o meno fastidioso a seconda della gravità della patologia che ne è alla base, il prurito alla gola può essere accompagnato da tosse secca, dolore, arrossamento della mucosa, abbassamento della voce, difficoltà nella deglutizione.  

Quali malattie si possono associare al prurito alla gola?

Tra le patologie che possono essere associate al prurito alla gola, ci sono: reflusso gastroesofageo, rinite, tonsillite, tracheite, ustioni, allergie alimentari, allergie respiratorie, faringite, influenza, laringite, raffreddore. Si ricorda che  tale elenco non è esaustivo ed è sempre opportuno chiedere consulto al proprio medico.  

Quali sono i rimedi contro il prurito alla gola?

Il prurito alla gola non viene trattato “direttamente”, ossia tramite apposita terapia, ma “indirettamente”, cioè tramite la risoluzione della patologia medica che ne è all’origine e di cui il prurito alla gola è solamente un sintomo. Alcuni semplici rimedi “fai da te” possono comunque contribuire a lenire il fastidio: evitare che l’aria delle stanze in cui si soggiorna e soprattutto in cui si dorme sia troppo secca, utilizzando appositi umidificatori o posizionando degli asciugamani bagnati sui caloriferi evitare di mangiare cibi molto secchi e solidi, che possono stuzzicare la gola già irritata e, infine, bere acqua a piccoli sorsi per mantenere la gola sempre umida e prevenire la tosse secca che spesso accompagna la gola irritata.  

Con il prurito alla gola quando rivolgersi al proprio medico?

È consigliabile rivolgersi al proprio medico qualora il prurito alla gola non accenni a regredire nel giro di pochi giorni o in presenza di una delle patologie associate (si veda l’elenco delle patologie associate) .

Raucedine

Che cos’è la raucedine?

La raucedine è un disturbo che provoca un’alterazione del timbro della voce, che diviene aspro, e del tono della stessa che tende ad abbassarsi. Questo disturbo rende dunque difficoltoso il parlare, oltre che il sussurrare.  

Quali altri sintomi possono essere associati alla raucedine?

In genere la raucedine si accompagna ad altri sintomi come il bruciore alla gola, e la sensazione di corpo estraneo che “gratta” nella gola.  

Quali sono le cause della raucedine?

Spesso la raucedine è conseguenza di un abuso dell’uso della voce – ad esempio gridare o cantare a lungo e a “squarciagola” –, ma può derivare anche da varie patologie come bronchite, laringite, raffreddore, tonsillite, esofagite, aneurisma aortico, ipotiroidismo, tumore dell’esofago, tumore della tiroide e tumore della laringe.  

Quali sono i rimedi contro la raucedine?

La cura della raucedine dipende da quale sia la sua causa, naturale o patologica. Il primo accorgimento da seguire, in ogni caso, è quello di far riposare la voce, evitando di parlare e anche di sussurrare, per quanto possibile.  

Raucedine, quando rivolgersi al proprio medico?

La presenza di raucedine deve sempre essere resa nota al proprio medico curante, soprattutto se può essere associata a una delle patologie sopra elencate.

Rinorrea

Che cos’è la rinorrea?

La rinorrea, chiamata generalmente “naso che cola”, è una condizione contraddistinta da una perdita copiosa, addirittura eccessiva, di materiale liquido dal naso. CI può essere perdita esterna o verso la gola e il materiale può consistere in un liquido chiaro e trasparente oppure come un muco denso.  

Quali sono le cause della rinorrea?

Tra le cause della rinorrea ci sono infiammazioni che possono essere legate a infezioni, allergie o inalazioni di sostanze irritanti. Può essere causata anche da gravidanza, uso eccessivo di decongestionanti nasali, deviazione del setto nasale, mal di testa, fumo di sigaretta, temperature fredde o presenza di corpi estranei. La rinorrea può essere causata anche da varie patologie, tra cui ci sono: emicrania, cefalea a grappolo, allergie alimentari, otite, influenza, raffreddore, poliposi nasale, sinusite o rinite.  

Quali sono i rimedi contro la rinorrea?

Per la cura della rinorrea è fondamentale individuarne la causa e intervenire su questa. Per tenerla sotto controllo si deve evitare il fumo di sigaretta – sia attivo, sia passivo –, l’esposizione al freddo e l’abuso di alcolici. Un certo beneficio può essere apportato anche dall’utilizzo di umidificatori e di lavaggi nasali a base di soluzioni saline. Se la causa della rinorrea è un’infezione batterica può essere necessaria l’assunzione di antibiotici. In caso di allergie, invece, sempre su indicazione del medico, si potrà ricorrere ad antistaminici.  

Rinorrea, quando rivolgersi al proprio medico?

La rinorrea deve essere segnalata al proprio medico quando persiste da almeno 10 giorni, si accompagna a febbre alta o produce muco denso e verdognolo, se già si soffre d’asma o di enfisema o se il naso che cola si è manifestato per la prima volta dopo avere subito un trauma cranico.  

Area medica di riferimento per la rinorrea

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per la rinorrea è l’Ambulatorio di Otorinolaringoiatria.

Starnuti

Che cosa sono gli starnuti?

Gli starnuti sono emissioni improvvise e involontarie di aria, tramite naso e bocca, che sono causate dalla stimolazione e dall’irritazione delle terminazioni nervose della mucosa nasale.  

A quali altri sintomi si possono accompagnare gli starnuti?

Di solito gli starnuti si accompagnano a molti altri sintomi, che sono in linea di massima quelli propri degli stati influenzali o delle allergie respiratorie: mal di testa, febbre, tosse, naso chiuso, lacrimazione, spossatezza.  

Quali sono le cause degli starnuti?

Tra le patologie che possono provocare gli starnuti, ci sono: influenza, raffreddore, allergie respiratorie, rinite e sinusite. Gli starnuti possono essere anche determinati da stati emotivi particolarmente intensi.  

Quali sono i rimedi contro gli starnuti?

I rimedi contro gli starnuti dipendono dalle cause che ne stanno alla base. In caso di raffreddore si può ricorrere a medicinali vasocostrittori ma solamente per pochi giorni e sotto attento monitoraggio medico. In caso di allergie respiratorie sarà possibile ricorrere ad antistaminici, sempre sotto controllo medico, o intervenendo sull’ambiente in cui si soggiorna e si dorme (ad esempio: eliminando gli allergeni, intervenendo sulla polvere in eccesso e umidificando l’ambiente che si occupa). Qualora lo starnuto si associ a tosse, si potrà ricorrere a specifici sciroppi. Se invece si accompagna a mal di testa potranno essere assunti degli analgesici, sempre sotto indicazione del proprio medico.  

Starnuti, quando rivolgersi al proprio medico?

Gli starnuti possono richiedere una visita dal proprio medico curante nel caso in cui si accompagnino (o si sia a rischio) di una delle patologie che possono essere associabili a questo sintomo.

Vitamina C (acido ascorbico)

Che cos’è la vitamina C (acido ascorbico)

Conosciuta anche col nome di acido ascorbico, la vitamina C appartiene al gruppo delle vitamine cosiddette idrosolubili, quelle cioè che non possono essere accumulate nell’organismo, ma devono essere regolarmente assunte tramite l’alimentazione. Oltre a sciogliersi nell’acqua, questa vitamina è sensibile alle alte temperature, per cui si perde del tutto in caso di cottura in acqua.  

A che cosa serve la vitamina C (acido ascorbico)?

La vitamina C prende parte a molte reazioni metaboliche e alla biosintesi di ormoni, aminoacidi e collagene. Grazie ai suoi forti poteri antiossidanti, innalza le barriere del sistema immunitario e supporta l’organismo a prevenire il rischio di tumori – soprattutto allo stomaco – inibendo la sintesi di sostanze cancerogene. Il suo apporto, inoltre, è di fondamentale importanza allo scopo di neutralizzare i radicali liberi.  

In quali alimenti è presente la vitamina C (acido ascorbico)?

La vitamina C contenuta soprattutto negli alimenti freschi: in alcuni tipi di frutta e verdura come i mandarini, i kiwi, i limoni, le arance, le fragole, i pomodori, gli spinaci, i broccoli e i peperoni. Per godere appieno dei benefici della vitamina C, questi alimenti devono essere conservati per non più di 3-4 giorni ed essere consumati crudi o comunque poco cotti.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di vitamina C (acido ascorbico)?

Il fabbisogno giornaliero di vitamina C è di circa 90 mg per gli uomini e di circa 70 mg per le donne, quota che dovrà essere aumentata nel caso ci si trovi in condizione di gravidanza.  

Carenza di vitamina C

La carenza di vitamina provoca l’insorgere dello scorbuto, una patologia che nel passato era molto diffusa tra i marinai che vivevano sulle navi e non si cibavano quindi di cibi freschi per mesi e mesi. I sintomi dello scorbuto sono i seguenti: una condizione di anemia, apatia e inappetenza cui fanno seguito altri segni come il sanguinamento delle gengive, la caduta dei denti, dei dolori muscolari ed emorragie a livello sottocutaneo.  

Eccesso di vitamina C

Un’assunzione eccessiva di vitamina C – che può essere provocata da una dieta sbilanciata o da un abuso di integratori – può generare problemi ai reni, con la formazione di calcoli, o un’overdose di ferro dal momento che la vitamina C ne favorisce l’assorbimento. Un eccesso di vitamina C può condurre a sintomi come diarrea, vomito, mal di testa, bruciori di stomaco, gastrite e crampi addominali, ma anche vertigini, debolezza e vampate improvvise di calore.  

È vero che la vitamina C è in grado di sconfiggere il raffreddore?

Da sempre si ritiene che, in caso d’influenza, l’assunzione di vitamina  in buone dosi sia utile per eliminare il raffreddore. In realtà la vitamina C non possiede alcuna proprietà terapeutica e perciò non sembra essere in grado né di prevenire né di curare il raffreddore. A essa si riconosce piuttosto la capacità di accorciare dal punto di vista temporale l’episodio influenzale, sempre però tenendo in debita considerazione che non bisogna abusare nella sua assunzione, per non creare problemi ai reni.