Anemia

Che cos’è l’anemia?

L’anemia è una situazione medica caratterizzata da una riduzione di emoglobina nel sangue. L’emoglobina è la proteina che trasporta l’ossigeno nel sangue: quando  vi è anemia, quindi, l’ossigeno fatica a circolare liberamente.  

Come si manifesta l’anemia?

A livello esteriore, l’anemia si manifesta con uno stato di pallore del viso e della cute di tutto il corpo. Associati al pallore, altri segnali possono essere segnali rivelatori dell’esistenza di uno stato di anemia: tachicardia, insonnia, stanchezza diffusa, fatica di respirazione (dispnea) sotto sforzo, predisposizione alle infezioni.  

Quali sono le cause dell’anemia?

L’abbassamento del livello di emoglobina che determina lo stato di anemia può dipendere da più fattori, quali ad esempio il calo del numero o della concentrazione degli eritrociti (che sono le cellule che trasportano l’emoglobina) o la diminuita capacità dell’emoglobina di combinarsi con l’ossigeno. Tutte situazioni che si verificano per carenza di alcune vitamine, come la vitamina B12 o la vitamina B9 (acido folico) o di sostanze importanti per l’organismo, quali il ferro. L’anemia può anche essere conseguenza dell’esistenza di varie malattie, tra le quali: insufficienza renale, malaria, malattia di Wilson, toxoplasmosi, tumore al rene, tumore del colon-retto, celiachia, cirrosi epatica, ulcera duodenale, ulcera gastrica. L’anemia può anche essere generata da un’alimentazione sregolata.  

Quali sono i rimedi contro l’anemia?

L’anemia può essere trattata con diverse modalità, a seconda della causa che ne sta all’origine. La vitamina B9 (acido folico), qualora sia carente, può essere integrata per via orale. La carenza di vitamina B12 richiede invece delle integrazioni tramite iniezioni intramuscolari. Se il problema è generato dalla carenza di ferro nel sangue (anemia sideropenica) si procede con un’integrazione di sali di ferro, sia per via orale che per via intramuscolare. In caso di anemia grave, o nell’impossibilità di procedere comunque con dei trattamenti farmacologici, si può dover procedere a trasfusioni di sangue. Nel caso in cui l’anemia dipenda da una situazione di sottopeso o sovrappeso, la terapia iniziale riguarda la regolamentazione delle proprie abitudini alimentari.  

Anemia, quando rivolgersi al proprio medico?

In presenza di anemia si consiglia in ogni caso di rivolgersi al proprio medico curante.

Emoglobinuria

Che cos’è l’emoglobinuria?

Con emoglobinuria si indica la presenza nell’urina di emoglobina, una proteina fondamentale nel sangue perché consente il trasporto dell’ossigeno e dell’anidride carbonica, ma che solitamente non è presente nelle urine.  

Quali malattie si possono associare all’emoglobinuria?

Tra le patologie che possono associarsi all’emoglobinuria ci sono: infezioni renali, malaria, malattia da emoglobina C, malattia da emoglobina S-C, porpora trombotica trombocitopenica, sindrome emolitico uremica, tubercolosi, tumore ai reni, ustioni, anemia falciforme, anemia mediterranea (talassemia), emoglobinuria parossistica notturna, favismo, glomerulonefrite acuta. Si rammenta che questo non è un elenco esaustivo e che è sempre opportuno consultare il proprio medico di fiducia nel caso in cui i sintomi persistano.  

Quali sono i rimedi contro l’emoglobinuria?

Il rimedio contro l’emoglobinuria dipende dalla causa che l’ha determinata.  

Con emoglobinuria quando rivolgersi al proprio medico?

In caso di emoglobinuria è sempre necessario rivolgersi al proprio medico al fine di identificarne la causa e stabilire la terapia più corretta.

Ferro

Che cos’è il ferro?

Il ferro è un macroelemento, uno dei minerali presenti nel corpo in maggiore quantità.  

A cosa serve il ferro?

Il ferro è una componente fondamentale dell’emoglobina, proteina che trasporta l’ossigeno dai polmoni al resto del corpo, e della mioglobina, la proteina in grado di fornire ossigeno ai muscoli, ma non solo. Si tratta di un minerale che è anche coinvolto nell’attività di molti enzimi, e nella produzione di determinati ormoni e di tessuto connettivo.  

In quali alimenti è contenuto il ferro?

Tra gli alimenti più ricchi di ferro sono il fegato, la carne e il pesce. Numerose piante contengono anche buone quantità di ferro, come legumi (fagioli, piselli e lenticchie), cereali, frutta secca e verdure a foglia verde scuro (ad es. spinaci). Purtroppo il ferro presente negli alimenti di origine vegetale è più difficile da assorbire rispetto a quello presente negli alimenti di origine animale. Per risolvere questo problema si può fare affidamento sulla combinazione di fonti vegetali di ferro con alimenti ricchi di vitamina C, come il limone e i peperoni, che ne facilitano l’assorbimento.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di ferro?

Il fabbisogno giornaliero di ferro raccomandato per un adulto è di 14 mg (valore di riferimento europeo). Però il fabbisogno giornaliero varia a seconda dell’età, del sesso e di condizioni particolari come la gravidanza e l’allattamento. In generale, tuttavia, le donne hanno bisogno di più ferro degli uomini.  

Quali sono le conseguenze della carenza di ferro?

Prima di tutto la carenza di ferro porta all’anemia, cioè alla riduzione dei globuli rossi e quindi della capacità di distribuire l’ossigeno agli organi e ai tessuti. Tra le conseguenze: stanchezza, mancanza di energia, disturbi gastrointestinali, difficoltà di memoria e di concentrazione, diminuzione delle difese immunitarie e problemi di termoregolazione. La carenza di ferro in gravidanza può inoltre influire sullo sviluppo del sistema nervoso del bambino e aumentare il rischio di nascite sottopeso e parto prematuro.  

Quali conseguenze può avere un eccesso di ferro?

Assumere troppo ferro può causare mal di stomaco, costipazione, nausea o vomito, dolori addominali, svenimenti e ridurre l’assorbimento dello zinco. Dosaggi molto elevati (nell’ordine di centinaia di grammi) possono causare squilibri d’organo, coma, convulsioni e essere fatali. Esiste anche una condizione medica, l’emocromatosi, che porta all’accumulo di quantità di ferro tossico per l’organismo. Non essendoci una terapia specifica, le persone con cirrosi, cancro al fegato e malattie cardiovascolari possono esserne colpite.  

Perché le donne incinte hanno bisogno di più ferro?

In gravidanza, la quantità di sangue che circola nel corpo aumenta e, di conseguenza, aumenta anche la domanda di ferro, che dovrà soddisfare le esigenze della futura madre e del bambino.

Ittero

Che cos’è l’ittero?

L’ittero si verifica quando la pelle e la sclera (il bianco degli occhi) divengono giallastre. Questa condizione è causata da un accumulo di bilirubina, che è la molecola di colore giallo che è presente nell’emoglobina dei globuli rossi. Qualora al termine del loro ciclo vitale i globuli rossi non vengano adeguatamente smaltiti dal fegato, si verifica un deposito di bilirubina che determina la colorazione giallastra. L’ittero colpisce di frequente i neonati nella loro prima settimana di vita, ma può interessare chiunque, indipendentemente dal sesso e dall’età.  

Quali sono le cause dell’ittero?

L’ittero si verifica qualora il fegato non funzioni a dovere a causa di una malattia, oppure quando si sia in presenza di una patologia che interessa il sangue. Cause dell’ittero possono essere anche alcune infezioni o l’assunzione di determinati medicinali. Tra le patologie a esso associabili ci possono essere: epatite, malaria, malattia di Wilson, mononucleosi, toxoplasmosi, anemia, calcoli alla cistifellea, cirrosi biliare primitiva, cirrosi epatica, tumore al fegato, tumore al pancreas.  

Quali sono i rimedi contro l’ittero?

Nel caso di ittero nei neonati il medico potrà disporre il ricovero solamente nei casi più gravi, per intensità e durata. Nella maggior parte dei casi il colorito giallastro scompare da solo entro due o tre settimane, nel corso delle quali il medico curante può consigliare alla madre di aumentare la frequenza dell’allattamento allo scopo di favorire la riduzione della bilirubina. Negli adulti la corretta terapia dipende dalla patologia che ne è alla base. A volte sarà sufficiente procedere con una terapia farmacologica, mentre in altri casi, quelli più gravi, potranno rendersi necessarie delle trasfusioni di sangue o interventi chirurgici, come nel caso di presenza di calcoli. Di solito la presenza di ittero richiede l’interruzione del consumo di alcol. Qualora sia dovuta ad assunzione di medicinali, il medico ne disporrà o la sospensione o la riduzione dell’assunzione.  

Ittero, quando rivolgersi al proprio medico?

In presenza di questo problema è sempre consigliabile rivolgersi al proprio medico o, quando questo non fosse disponibile, recarsi al più vicino presidio di Pronto Soccorso.  

Area medica di riferimento per l’ittero

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per l’ittero è il Servizio di Dermatologia.

Lividi (ecchimosi)

Che cosa sono i lividi?

I lividi sono macchie di colore tra il verdastro e il violaceo che compaiono sulla pelle quando questa subisce traumi o è interessata dagli effetti di alcune patologie. Il colore particolare dei lividi, che varia con il trascorrere del tempo, dipende dal fatto che l’emoglobina che esce dai capillari degrada in biliverdina e biribulina. Alcune persone sono più soggette ai lividi perché hanno capillari più fragili, situazione che non desta però particolare preoccupazione.  

Quali altri sintomi possono essere associati ai lividi?

I lividi possono comparire in associazione ad altri sintomi che sono legati alla parte del corpo interessata: dolore, gonfiore e sensazione di intorpidimento.  

Quali sono le cause dei lividi?

I lividi sono in genere provocati da traumi, ma possono derivare anche da patologie come la cirrosi epatica, lo cirrosi epatica, la leucemia e lo scorbuto.  

Quali sono i rimedi contro i lividi?

Il livido lieve può essere curato con un impacco freddo applicato sulla zona interessata, in modo tale da frenare l’infiammazione, il dolore e il gonfiore e che al tempo stesso freni la fuoriuscita di sangue dai capillari. Sempre in caso di livido leggero può essere utile alzare l’arto interessato al di sopra del livello del cuore. In caso di lividi gravi ed estesi è bene rivolgersi al proprio medico, se non addirittura al pronto soccorso.  

Lividi, quando rivolgersi al proprio medico?

I lividi devono essere portati a conoscenza del proprio medico quando derivano da un trauma o quando possono essere collegati a una delle patologie elencate sopra, già diagnosticata. Se il livido è marcato, per esempio se deriva da un trauma grave, è consigliabile recarsi al pronto soccorso per essere sottoposti alle cure urgenti del caso.

Vitamina B9 (acido folico)

Che cos’è la vitamina B9 (acido folico)

La vitamina B9, detta anche acido folico, fa parte del gruppo delle vitamine idrosolubili, quelle che cioè non possono essere accumulate nell’organismo, ma devono essere regolarmente assunte tramite l’alimentazione. Essa tende a distruggersi in presenza di calore eccessivo e a disperdersi a contatto con l’acqua.  

A che cosa serve la vitamina B9 (acido folico)?

La vitamina B9, o acido folico, è fondamentale per le donne in gravidanza poiché questa vitamina tende a proteggere ed a favorire lo sviluppo embrionale. Essa riveste altresì una grande importanza per la sintesi delle proteine e del DNA nonché per la formazione dell’emoglobina. La sua giusta presenza all’interno dell’organismo contribuisce anche a prevenire molti rischi di natura cardiovascolare per la nostra salute.  

In quali alimenti è presente la vitamina B9 (acido folico)?

La vitamina B9, o acido folico, si trova soprattutto in alcuni alimenti come il fegato, il latte, nelle verdure a foglia verde (spinaci, lattuga, broccoli ed asparagi), in alcuni cereali e in alcuni frutti come le arance, i limoni ed i kiwi.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di vitamina B9 (acido folico)?

Il fabbisogno giornaliero di vitamina B9, o acido folico, è di circa 0,2 mg. Durante la gravidanza, però, le future mamme devono assumerne una quantità doppia dal momento che il feto impiega quelle che sono le riserve materne di acido folico.  

Carenza di vitamina B9 (acido folico)

La carenza di vitamina B9, o acido folico, – che deriva da abuso di sostanze alcoliche, dall’insorgere di alcune patologie come il diabete mellito insulino-dipendente e la celiachia – determina una ridotta produzione di globuli rossi nel sangue, con il conseguente sorgere dell’anemia. La carenza di acido folico nelle donne gravide può avere degli effetti negativi sul corretto sviluppo del sistema nervoso del feto; in alcuni casi, poi, una carenza elevata di acido folico può provocare la nascita di bambini o prematuri o con la spina bifida.  

Eccesso di vitamina B9 (acido folico)

È improbabile che si verifichino problemi di salute dovuti a un eccesso di vitamina B9, in quanto le quantità oltre i limiti presenti nell’organismo vengono presto espulse con le urine. Si possono però registrare alcuni casi di sovradosaggio rivelati da sintomi come la comparsa di tremori, reazioni allergiche, immotivato nervosismo ed accelerazione dei battiti cardiaci. Altissime dosi di acido folico nel sangue potrebbero determinare dei problemi ai reni, ma anche questa è una possibilità molto remota.  

È vero che la vitamina B9 (acido folico) contribuisce alla trasmissione dei caratteri ereditari?

Sì, è vero perché la vitamina B9 contribuisce alla costruzione del DNA, l’acido nucleico che contiene le informazioni genetiche che corrispondono ai tratti somatici, al colore dei capelli, al colore degli occhi, alla struttura fisica che ogni individuo riceve solitamente in “dono” dai propri genitori.