Eruttazione

Che cos’è l’eruttazione?

L’eruttazione è l’espulsione, tramite la bocca, dell’aria che è presente in eccesso nello stomaco. È un riflesso naturale all’ingestione di aria mentre si beve, si mangia o si fuma. In taluni casi può però essere associata a disturbi come una gastrite, il reflusso gastroesofageo o un’infezione da Helicobacter Pylori.  

Quali malattie si possono associare all’eruttazione?

Tra le patologie che possono essere associate a eruttazione ci sono: reflusso gastroesofageo, tumore allo stomaco, ulcera gastrica, ulcera peptica, ernia iatale, gastrite, indigestione, infezione da Helicobacter pylori.  

Quali sono i rimedi contro l’eruttazione?

In caso di eruttazione può essere consigliabile non fumare, prendersi cura di un eventuale problema di reflusso, mangiare e bere lentamente, evitare bevande gassate, birra, gomme da masticare e caramelle dure e – qualora si porti la dentiera – verificare che essa si adatti bene alle gengive.  

Eruttazione, quando rivolgersi al proprio medico?

È bene rivolgersi al medico in tutti quei casi in cui l’eruttazione diventi un problema cronico e se sia associata a sintomi come diarrea, perdita di peso non giustificabile, dolore addominale grave o costante, sangue nelle feci, cambiamento nel colore delle feci o nella frequenza delle evacuazioni o, infine, dolore al petto.

Febbre

Che cos’è la febbre?

La febbre è l’aumento della temperatura corporea dovuta a una reazione da parte dell’organismo a fenomeni naturali anomali, generalmente di natura infettiva. Il nostro corpo ha una temperatura che varia tra i 36 e i 37,2 gradi, che è mantenuta in equilibrio da meccanismi di regolazione che possono essere disturbati nella loro attività dall’attacco di elementi esterni. Un esempio classico è quello della presenza di una sindrome influenzale, con il corpo che reagisce all’attacco dei virus con un aumento della temperatura finalizzata alla loro neutralizzazione. In genere l’aumento della temperatura corporea non è un condizione pericolosa, lo può però diventare quando la febbre si spinge oltre i 40 gradi, soprattutto per i bambini o per i neonati, per cui le temperature elevate possono essere addirittura letali.  

Quali altri sintomi possono essere associati alla febbre?

Alla febbre si possono associare altri sintomi, come: mal di testa, brividi, sudorazione, dolori muscolari, stanchezza, disidratazione, sudorazione. In caso di febbre elevata ci possono essere convulsioni, allucinazioni e stato confusionale.  

Quali sono le cause della febbre?

Tra le cause della febbre possono esserci infiammazioni (come artrite reumatoide o vasculiti), infezioni (di natura virale o batterica), uso di farmaci e vaccini, colpi di calore o esiti di interventi chirurgici.  

Febbre, quando rivolgersi al proprio medico?

Si consiglia di rivolgersi al proprio medico curante quando la febbre perdura da qualche giorno e sia associata a nausea, vomito, mal di gola, difficoltà respiratorie, astenia, gonfiore dei linfonodi, dolore addominale, eruzione cutanea, oppressione al torace, perdita di coscienza e mancanza d’appetito.  

Come possono essere individuate le cause della febbre?

Per curare la febbre occorre risalire alle cause che ne sono alla base e intervenire su queste. La causa può essere individuata attraverso semplici esami del sangue, esami delle urine o tamponi faringei. Possono però anche essere richiesti esami più complessi come TAC, radiografia o altri di diagnostica per immagini, con l’obiettivo di escludere condizioni che potrebbero essere alla base dello stato febbrile.  

Come può essere curata la febbre?

La febbre in genere tende a scomparire da sé, in modo spontaneo, quando è collegata a stati influenzali o a raffreddamento, e viene osservato un periodo di riposo contraddistinto da un’abbondante assunzione di liquidi. Nel caso di febbre elevata si può intervenire con farmaci anti-infiammatori non steroidei, come l’aspirina (acido acetilsalicilico) o l’ibuprofene o con antipiretici come il paracetamolo. Attenzione: gli antibiotici non sono efficaci in caso di semplice influenza e sono invece utili quando si debba curare una sovrainfezione batterica.

Infezione da Clostridium difficile

Che cos’è il Clostridium difficile?

il Clostridium difficile è un batterio anaerobio Gram-positivo, presente fisiologicamente nella flora batterica della vagina e dell’intestino (rintracciabile quindi nelle feci). Attraverso la produzione nell’intestino di una tossina necrotizzante alcuni ceppi possono provocare nell’uomo la colite, in particolare quando riescono a moltiplicarsi nell’intestino in grandi quantità. Questo accade, ad esempio, quando la flora batterica intestinale si modifica a loro favore come avviene, ad esempio, in seguito a terapia antibiotica orale protratta nel tempo. A correre il rischio maggiore di contrarre questa infezione, sono in particolare le persone sottoposte a uso prolungato di antibiotici.  

Come si contrae l’infezione da Clostridium difficile?

Siccome il Clostridium difficile è rintracciabile nelle feci, è possibile contrarre l’infezione da questo batterio toccando le mani, la bocca e altre mucose (come quelle del naso o degli occhi) dopo aver maneggiato oggetti o superfici contaminate da feci. Il Clostridium difficile può sopravvivere per lunghi periodi su oggetti e superfici. Le più importanti regole di prevenzione sono: lavare le mani dopo l’uso della toilette e soprattutto prima di mangiare; controllare che la toilette sia pulita, soprattutto se è stata usata in precedenza da persone che soffrono di diarrea.  

Quali sono le malattie e i sintomi legati all’infezione da Clostridium difficile?

Tra i sintomi e le malattie legate all’infezione da Clostridium difficile, ci sono:  diarrea acquosa (almeno tre movimenti intestinali al giorno per due o più giorni), febbre, perdita di appetito, nausea, dolore addominale, colite (processo infiammatorio del colon) e colite pseudomembranosa (sindrome caratterizzata da febbre, nausea e diarrea in concomitanza con la terapia antibiotica).  

Come si può curare un’infezione da Clostridium difficile?

Per trattare le infezioni da Clostridim difficile si possono utilizzare diversi antibiotici. In caso di infezione primaria il trattamento include l’impiego di metronidazolo (nei casi di infezioni lievi), vancomicina o fidaxomicina. Il trattamento deve essere somministrato per via orale e deve avere una durata di almeno 10 giorni. Quando possibile, si dovrebbe sospendere l’assunzione di altri antibiotici. È opportuno sapere che l’infezione si ripresenta in circa il 20% dei pazienti.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Infezione da dientamoeba fragilis

Che cos’è l’infezione da dientamoeba fragilis?

Dientamoeba fragilis è un parassita comunemente presente nell’intestino umano che può causare malattie negli esseri umani, anche se molte persone hanno l’intestino colonizzato da questo parassita senza mostrare alcun sintomo. Tra le amebe oggi conosciute, è una delle più piccole, non molto mobile e non produce cisti. Il quadro diagnostico dell’infezione da Dientamoeba fragilis si basa sui sintomi e sulla ricerca del parassita in uno o più campioni di feci. Coloro che si recano in zone con bassi livelli di igiene sono a più alto rischio di contrarre l’infezione.  

In quali modo si contrae l’infezione da dientamoeba fragilis?

Il modo in cui il parassita dientamoeba fragilis causa l’infezione non è ancora chiaro. In ogni caso, dal momento che si sviluppa nell’intestino, è probabile che la trasmissione del parassita avvenga attraverso la via fecale-orale. Questo vuol dire che l’infezione può verificarsi se si porta qualcosa in bocca dopo aver toccato le feci di una persona infetta o se si ingerisce acqua e/o cibo contaminati dal parassita. Alcune regole di base in materia di igiene aiutano a prevenire le infezioni, tra cui:
  • lavare le mani dopo aver usato la toilette e maneggiato i pannolini e, in ogni caso, prima di mangiare
  • non consumare cibo o acqua che potrebbero essere contaminati dalle acque di scarico
  • lavare e pelare frutta e verdura se consumata cruda
  • non bere acqua di rubinetto non bollita quando si viaggia in paesi in cui l’approvvigionamento idrico può essere pericoloso.
 

Quali sono le malattie e i relativi sintomi associati all’infezione da dientamoeba fragilis?

Numerose persone ospitano dientamoeba fragilis nel proprio intestino senza mostrare sintomi. Ma sono più frequenti quelle che presentano sintomi, come perdita di feci, diarrea e dolore addominale. Altri sintomi associabili a questa infezione sono: perdita di peso, perdita di appetito, nausea, spossatezza.  

Come si può curare un’infezione da dientamoeba fragilis?

Il farmaco di scelta nel trattamento della parassitosi causata da dientamoeba fragilis è l’iodochinolo.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Infezione da streptococco di gruppo A (invasiva)

Che cos’è l’infezione da streptococco di gruppo A (invasiva)?

Il gruppo A dello streptococco è un batterio che si trova comunemente nella gola e nella pelle. In molti casi scatena infezioni minori, ma a volte può essere associato a malattie gravi e pericolose. L’infezione da streptococco di gruppo A presenta i suoi sintomi e le malattie correlate quando supera le difese dell’organismo della persona infetta per esempio perché ci sono ferite attraverso le quali può penetrare in profondità nei tessuti, o a causa di malattie che indeboliscono il sistema immunitario. Alcuni ceppi di questo batterio, inoltre, scatenano infezioni più gravi di altri, e la ragione di questo maggiore pericolo non è stata ancora del tutto chiarita, ma sembra che entri in gioco la produzione di tossine in grado di causare danni agli organi e shock ed enzimi che distruggono i tessuti.  

In quali modo si contrae l’infezione da streptococco di gruppo A (invasiva)?

Le infezioni da streptococco di gruppo A si trasmettono per contatto diretto con le secrezioni della gola o del naso di individui infetti o con lesioni cutanee infette. Possono trasmetterla anche i portatori asintomatici, ma l’infezione asintomatica è molto meno contagiosa.  

Sintomi e malattie associate all’infezione da streptococco di gruppo A (invasiva)

Il gruppo A di streptococco può colonizzare la gola e la pelle rimanendo asintomatico. L’infezione invasiva è una grave condizione, a volte pericolosa per la vita, in cui i batteri si sono diffusi in tutto il corpo, per esempio nel sangue, nella muscolatura profonda, nel tessuto adiposo o nei polmoni. Soprattutto, l’infezione invasiva da streptococco di gruppo A può essere associata a: fascite necrotizzante, sindrome da shock tossico. I primi sintomi e segni di queste condizioni includono sintomi come: febbre, dolore intenso, gonfiore, rossore intorno a qualsiasi ferita, vertigini, confusione, bassa pressione, eruzione cutanea, dolore addominale.  

Come si può curare un’infezione da streptococco di gruppo A (invasiva)?

Un trattamento antibiotico di 24 ore è sufficiente per rendere non contagiosa un’infezione da streptococco di gruppo A. Tuttavia, per trattarla correttamente, l’intera terapia antibiotica deve essere completata. La penicillina rappresenta il principio attivo di scelta sia per le infezioni lievi sia per le malattie streptococciche più gravi del gruppo A. In caso di allergia a questo antibiotico, è possibile fare affidamento sull’eritromicina, che può però essere associata a una resistenza.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Schiuma nelle urine

Che cos’è la schiuma nelle urine?

La schiuma nelle urine è una situazione piuttosto comune non necessariamente associata a un problema di salute. La formazione della schiuma può essere difatti la conseguenza di una lieve disidratazione che ne aumenta la concentrazione, di piccole quantità di sperma rimaste nell’uretra degli uomini dopo un rapporto sessuale, di un’emissione molto rapida delle urine o, più banalmente, della presenza di un detergente nell’acqua del wc. Tuttavia, questo segno può essere legato alla presenza all’interno delle urine di proteine che, se abbondante, può essere la conseguenza di infezioni ai reni o alle vie urinarie, di malattie che danneggiano i reni, di patologie (come il mieloma multiplo o l’amiloidosi), di un trauma fisico o dell’assunzione di farmaci. La proteinuria è più frequente dopo i 65 anni di età, nelle persone obese e durante la fase di gravidanza.  

Quali malattie si possono associare alla presenza di schiuma nelle urine?

Tra le patologie che possono essere associate alla presenza di schiuma nelle urine ci sono le seguenti: fistola vescico-colica, glomerulonefrite, glomerulosclerosi focale segmentaria, iInfezioni delle vie urinarie, mieloma multiplo, nefrite lupica, pre-eclampsia, sindrome nefrosica, amiloidosi. Si rammenta come questo non sia un elenco esaustivo e che sarebbe sempre meglio consultare il proprio medico di fiducia in caso di sintomi persistenti.  

Quali sono i rimedi contro la presenza di schiuma nelle urine?

La preesenza di schiuma nelle urine spesso non necessita di alcun trattamento. In altri casi può essere necessario modificare la posologia di alcuni medicinali in corso di assunzione, oppure fare ricorso a terapie specifiche che dipendono dalla causa alla sua base. Può essere talvolta necessario agire su una pressione troppo elevata, altre volte assumere antibiotici per fronteggiare un’infezione. Nel caso delle fistole vescico-coliche potrebbe invece essere richiesto un intervento chirurgico.  

Con schiuma nelle urine quando rivolgersi al proprio medico?

È opportuno rivolgersi a un medico qualora la presenza di schiume nelle urine persista nel tempo o tenda a peggiorare. In particolare, sintomi concomitanti come sangue nelle urine, un colore o un odore strano delle urine stesse, gonfiore delle gambe, affaticamento, nausea, anoressia, dolori alla schiena o debolezza potrebbero indicare un problema renale che richiede il consulto di un medico. Le donne incinte dovrebbero invece recarsi al Pronto Soccorso qualora il disturbo sia  associato a dolore addominale, forti mal di testa, vista offuscata o aumento della pressione sanguigna.