Arteria carotide

Che cos’è l’arteria carotide?

L’arteria carotide è il vaso sanguigno che ha il compito di condurre il sangue al collo e alla testa. Nel nostro organismo sono due, poste una a destra e una a sinistra del collo. Sono tra i vasi sanguigni più grandi del nostro organismo.  

Com’è strutturata l’arteria carotide?

L’arteria carotide si distingue in varie parti, così chiamate:
  • carotide comune: sono due, destra e sinistra e conducono il sangue alla testa e al collo. La carotide destra ha la sua origine nell’arteria brachiocefalica, quella sinistra direttamente nell’aorta. Entrambe si dividono in due a formare, per ogni lato del corpo, l’arteria carotide esterna e l’arteria carotide interna
  • arteria carotide esterna, che termina a livello della mandibola e si ramifica in otto parti che giungono, tra l’altro, fino a tiroide, lingua, mascella, faringe e orecchio
  • arteria carotide interna, che termina all’interno del cranio e conduce il sangue ad aree come quelle che riguardano la parte inferiore del cervello, i bulbi oculari, il naso e la fronte
 

Qual è la funzione dell’arteria carotide?

La funzione dell’arteria carotide – per essere precisi delle due arterie carotide destra e sinistra – è quella di condurre il sangue agli organi presenti nel collo e nella testa.

Cervelletto

Che cos’è il cervelletto?

Il cervelletto è una struttura localizzata nella parte posteriore del cervello, di cui rappresenta un decimo circa dell’intero volume. Da sempre associato al movimento e all’equilibrio, nella realtà svolge anche funzioni in ambito cognitivo (ad esempio, nel linguaggio). Le problematiche che sono tipicamente associabili a danni a questa struttura riguardano l’equilibrio, la postura e il movimento.  

Com’è fatto il cervelletto?

Localizzato alla base del cervello, appena sopra al tronco cerebrale (il punto in cui si congiungono midollo spinale e cervello) e sotto ai lobi occipitali e temporali della corteccia cerebrale, il cervelletto è una struttura che è formata da due emisferi all’interno dei quali sono presenti più del 50% dei neuroni che sono contenuti nell’intero cervello, di cui rappresenta circa il 10% del volume. È considerato storicamente la sede del controllo dei movimenti. In effetti danni al cervelletto compromettono sia la postura che le capacità motorie, ma in realtà gli impulsi al movimento non nascono qui. Piuttosto, questa struttura riceve delle informazioni dagli organi di senso, dal midollo spinale e da altre parti del cervello per quindi coordinare la postura, l’equilibrio, i movimenti volontari e la parola, rendendoli più accurati.  

A che cosa serve il cervelletto?

Integrando le informazioni che provengono dal cervello, dal midollo spinale e dagli organi di senso, il cervelletto prende parte a diverse funzioni associabili al movimento. Senza tale struttura non sarebbe possibile imparare a compiere, ad esempio, i precisi movimenti che sono necessari per praticare uno sport; esso svolge pertanto un ruolo fondamentale nell’imparare a muoversi. Consente anche di impostare la postura in modo da rimanere in equilibrio. Ricevendo le informazioni dai recettori vestibolari presenti nell’orecchio e dai propriocettori che consentono di avvertire la posizione del corpo nello spazio, il cervelletto regola l’attività dei motoneuroni al fine di compensare i cambiamenti della posizione del corpo o del carico cui sono sottoposti i muscoli. Coordina altresì i movimenti volontari che, nella maggioranza dei casi, sono resi possibili dalla contemporanea attivazione  di più muscoli, consentendo al corpo, alle braccia e alle gambe di muoversi in maniera fluida. Infine, esso svolge un ruolo anche nell’ambito delle funzioni cognitive. Nonostante il suo coinvolgimento in tale campo non sia ancora del tutto chiaro dal punto di vista scientifico, è però noto che tale struttura è importante – ad esempio – per garantire buone capacità linguistiche.

Cuore

Che cos’è il cuore?

Il cuore è l’organo perno dell’apparato cardiocircolatorio, il motore che con le sue pulsazioni permette al sangue di trasportare l’ossigeno proveniente dai polmoni alle cellule degli organi e dei tessuti. È posizionato nel torace, leggermente a sinistra, dietro lo sterno e appoggiato sul diaframma. Il cuore di un adulto pesa in genere 250-300 grammi, quello di un neonato attorno ai 20 grammi.  

Com’è strutturato il cuore?

Il cuore è composto da quattro camere: due atri e due ventricoli che sono disposti sovrapposti in due lati divisi da due pareti (setti). Ha una forma conica ed è composto da:
  • pericardio, la sacca sierosa che lo protegge
  • epicardio, la membrana che ne riveste la superficie esterna
  • miocardio, il muscolo, le cui cellule assicurano l’impulso necessario alla contrazione del cuore (battito cardiaco).
Inoltre è costituito anche da fibre nervose autonome che formano il plesso cardiaco e il nervo vago. Le fibre simpatiche lo connettono al sistema simpatico, parasimpatico e sensitivo, consentendo il collegamento tra cuore e cervello.  

Quali sono le parti che compongono il cuore?

Il cuore è composto da queste parti: Le valvole hanno la funzione di consentire il passaggio del sangue in una sola direzione: la valvola tricuspide e quella mitrale sono poste tra atri e ventricoli, la valvola polmonare e quella aortica tra il cuore e i vasi sanguigni.  

Quali sono i vasi sanguigni collegati al cuore?

Al cuore sono collegati questi vasi sanguigni:
  • la vena cava inferiore e la vena cava superiore, che portano al cuore il sangue carico di anidride carbonica proveniente da organi e tessuti
  • l’arteria polmonare e la vena polmonare, in cui scorre il sangue che fluisce tra cuore e polmoni
  • l’aorta, il vaso sanguigno più grande del corpo umano umano, che distribuisce all’organismo il sangue ossigenato.
 

Come funziona del cuore?

L’azione del cuore è simile a quella di una pompa che distribuisce sangue ricco di ossigeno a organi e tessuti e riceve l’anidride carbonica da inviare ai polmoni. Il pompaggio avviene a ciclo continuo, con movimenti che si ripetono, in condizione di riposo, circa 70-80 volte al minuto, in due fasi: di rilassamento (diastole) e di contrazione (sistole). Nella fase di rilassamento si ha l’apertura delle valvole che sono poste tra atri e ventricoli, i muscoli delle camere si rilassano e c’è lo scorrimento del sangue tra camere e atri. Le valvole semilunari restano chiuse così da impedire il flusso del sangue verso i letti vascolari. Nella fase di contrazione c’è invece la contrazione in sequenza di atri e ventricoli. La contrazione ventricolare crea una pressione che ha come conseguenza la chiusura delle valvole atrio-ventricolari che impedisce al sangue di tornare negli atri e lo convoglia nelle vene e quindi all’esterno del cuore. Il nutrimento del cuore viene assicurato dalle arterie coronarie che conducono sangue ossigenato verso il muscolo cardiaco. Quando c’è scarsa irrorazione si crea una carenza di ossigeno che provoca sofferenza del cuore e dei suoi tessuti. È la cosiddetta ischemia del miocardio che può portare all’infarto del miocardio. Il cuore può anche essere colpito da problemi di natura infiammatoria, da problemi della conduzione nervosa, come ad esempio l’aritmia, e da lesioni vascolari.

Endotelio

Che cos’è l’endotelio?

L’endotelio è il tessuto costituito di cellule endoteliali che ha la funzione di rivestire l’interno delle pareti del cuore, dei vasi sanguigni e di quelli linfatici. Tra le sue attività c’è quella di rappresentare una barriera verso l’esterno, come è il caso, ad esempio, della barriera emato-encefalica del cervello.

Ipotensione

Che cos’è l’ipotensione?

L’ipotensione è una condizione in cui la pressione del sangue è molto bassa. Esistono varie tipologie di ipotensione:
  • ortostatica, che si manifesta quando ci si alza in piedi da seduti e che può dipendere dall’uso di alcuni farmaci come ad esempio gli antidepressivi
  • postprandiale, che si presenta dopo i pasti, quando una buona parte del sangue viene convogliata sull’apparato digerente. Può associarsi all’uso di farmaci o alla presenza di patologie legate al sistema nervoso autonomo, come ad esempio la malattia di Parkinson
  • neuromediata, che riguarda soprattutto i giovani ed è dovuta a un’alterazione dei meccanismi di comunicazione tra il cervello e il cuore.
 

Quali sono le cause dell’ipotensione?

L’ipotensione può avere varie cause, tra cui: malattie cardiache o endocrine, disidratazione, emorragie, patologie legate alla gravidanza o alla carenza di vitamina B9 o di vitamina B12. Può essere causata inoltre da varie patologie, come: embolia polmonare, infarto miocardico, insufficienza cardiaca, acidosi metabolica, occlusione intestinale, gastroenterite o anemia.  

Quali sono i rimedi contro l’ipotensione?

Quando l’ipotensione è leggera e non è collegata ad altri sintomi può non essere trattata, può bastare intervenire sul proprio stile di vita adottando un’alimentazione sana, bevendo più acqua, aumentando leggermente il consumo del sale, riducendo quello degli alcolici e utilizzando calze elastiche. In ogni caso è bene individuarne la causa e verificare che non si tratti di una patologia, nel qual caso diventa necessario intervenire su questa. In alcuni casi si dovranno ridurre le dosi assunte di uno specifico farmaco, in altri casi sarà al contrario necessario intraprendere una nuova terapia farmacologica.  

Ipotensione, quando rivolgersi al proprio medico?

In presenza di ipotensione bisogna sempre rivolgersi per un consiglio al proprio medico che, valutata la situazione, provvederà a disporre gli esami e le visite idonee a stabilire se alla base del disturbo ci sono o meno problemi di salute.  

Area medica di riferimento per l’ipotensione

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per l’ipotensione è il Servizio di Cardiologia.

Ipotermia

Che cos’è l’ipotermia?

L’ipotermia è quella condizione in cui il corpo perde calore in tempi più rapidi di quanto riesca a produrne. Diventa una condizione clinica quando la temperatura scende sotto i 35° centigradi, temperatura al di sotto della quale l’organismo non è in grado di assicurare il corretto funzionamento di cuore, cervello e di altri organi fondamentali.  

Quali sintomi possono essere associati all’ipotermia?

In presenza di ipotermia il corpo registra vari sintomi come brividi, nausea, capogiri, senso di confusione, respirazione accelerata, affaticamento e aumento della frequenza cardiaca. Quando l’ipotermia diviene più grave a questi sintomi possono aggiungersi la diminuzione del battito cardiaco e la perdita progressiva di coscienza.  

Quali sono le cause dell’ipotermia?

In genere l’ipotermia viene provocata da un’esposizione a temperature particolarmente basse o dall’immersione in acque gelate. All’origine dell’ipotermia possono esserci anche alcune patologie, tra cui setticemia, morbo di Addison, shock settico e ustioni.  

Quali sono i rimedi contro l’ipotermia?

Il primo rimedio contro l’ipotermia è cercare di rialzare la temperatura corporea spostandosi in un ambiente caldo, bevendo liquidi caldi e non alcolici, spogliandosi di eventuali indumenti bagnati e coprendo la testa con una coperta lasciando scoperto il viso. Contrariamente a quello che si pensa, lo sfregamento e i massaggi non aiutano a scaldare un corpo in ipotermia. Da evitare e pericoloso, inoltre, può essere immergere il corpo in acqua calda.  

Ipotermia, quando rivolgersi al proprio medico?

In presenza di una situazione di ipotermia è necessario recarsi nel minor tempo possibile nel più vicino pronto soccorso.

Manganese

Che cos’è il manganese?

Il manganese , il cui simbolo chimico è Mn, è un minerale presente in quantità molto piccole nell’organismo. Il massimo totale è di circa 20 mg, concentrato principalmente nei reni, nel pancreas, nel fegato e nelle ossa.  

A cosa serve il manganese?

Il manganese, in particolare, è parte di un enzima che ha attività antiossidante che neutralizza i radicali liberi che possono essere dannosi per la salute. Apparentemente è importante anche per il funzionamento del cervello e del sistema nervoso in generale, per il metabolismo del colesterolo, dei carboidrati e delle proteine e sembra essere coinvolto nella formazione delle ossa.  

In quali alimenti è contenuto il manganese?

Le migliori fonti di manganese sono le verdure a foglia verde, riso integrale, cocco, mandorle e nocciole. Una buona quantità di questo sale minerale è presente inoltre in lamponi, fragole e more, ananas e frutti tropicali, banane, fichi e kiwi, uva, frutta secca, barbabietola, crescione, avena e cereali integrali, lattuga, spinaci, porri e carote, senape indiana, menta, aglio, spicchi, curcuma e tofu.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di manganese?

Non è raccomandata l’assunzione giornaliera di manganese, ma si ritiene che un’assunzione adeguata sia 3 mg nei bambini fino a 6 mesi di età, 6 mg da sette mesi all’anno, 1,2 mg da 1 a tre anni, 1,5 mg da 4 a 8 anni. Per gli uomini, 1,9 mg da 9 a 13 anni e 2,2 mg da 14 a 18 anni; per le donne, 1,6 mg da 9 a 18 anni. Dai 19 anni di età: 2,3 mg; negli uomini e 1,8 mg nelle donne.  

Quali sono le conseguenze della carenza di manganese?

La carenza di manganese è rara, ma può portare, se grave, a infertilità femminile, danni al pancreas, problemi cardiaci e osteoporosi. Sintomi che possono causare includono alta pressione sanguigna, contrazioni muscolari, malformazioni ossee, colesterolo alto, problemi alla vista e all’udito, grave perdita di memoria, brividi e tremori.  

Quali sono le conseguenze dell’eccesso di manganese?

Una dose eccessiva di manganese può portare a sintomi simili a quelli del Parkinson. Anche nelle persone con disturbi epatici, un eccesso di questo minerale può causare problemi psichiatrici, tremori e spasmi.  

È vero che il manganese aiuta a prevenire l’osteoporosi?

La presenza di manganese è importante per la crescita ossea, ma nessuno studio ha dimostrato l’efficacia dell’integrazione di manganese nella prevenzione dell’osteoporosi. La scelta migliore per proteggere la salute delle ossa è quella di seguire una dieta sana ed equilibrata.

Midollo spinale

Che cos’è il midollo spinale?

Il midollo spinale è una struttura che appartiene al sistema nervoso centrale e mette in comunicazione il cervello con il resto dell’organismo. Tramite i nervi spinali, esso conduce le informazioni verso gli altri organi e le altre parti del corpo e invia al cervello i segnali che provengono dal resto dell’organismo.  

Com’è fatto il midollo spinale?

Il midollo spinale può essere visto come una colonna di fibre nervose che, scorrendo all’interno della colonna vertebrale, connette il cervello con il resto dell’organismo. Largo circa 1-1,5 cm e lungo da 40 a 50 cm, inizia a livello del cosiddetto forame magno (o foro occipitale, un’apertura che è localizzata alla base della scatola cranica) e termina al livello della prima o della seconda vertebra lombare. È costituito da una sostanza esterna bianca (formata dai prolungamenti dei neuroni) e da una sostanza interna grigia (formata dai corpi dei neuroni) ed è suddiviso in quattro regioni (cervicale, toracica, lombare e sacrale) ognuna delle quali è costituita da più segmenti, dai quali si dipartono in totale 31 coppie di nervi spinali contenenti ognuno fibre nervose motorie e fibre nervose sensoriali. A partire dalla seconda vertebra lombare, esso si divide in diversi gruppi di fibre che costituiscono i nervi che si dirigono verso la metà inferiore del corpo. Questo fascio di nervi viaggia, ancora per un tratto, all’interno della colonna vertebrale prendendo il nome di cauda equina, per quindi uscirne a mezzo di un forame neurale. Il midollo spinale è circondato da una membrana, la dura madre, che forma una specie di sacchetto protettivo al cui interno scorre il liquido cerebrospinale.  

A che cosa serve il midollo spinale?

Il midollo spinale appartiene al sistema nervoso centrale ed è la struttura che collega il cervello con il resto dell’organismo: i nervi che originano dal midollo spinale, fuoriuscendo da piccole aperture localizzate tra le vertebre (i forami), si connettono con le parti specifiche dell’organismo. Proprio per tale motivo, danni al midollo spinale possono determinare delle paralisi di alcune aree del corpo e non in altre. I nervi della zona cervicale sono diretti verso la parte superiore del petto e verso le braccia. Quelli della zona toracica innervano invece il petto e l’addome. Quelli della zona lombare sono dirette verso l’intestino, la vescica urinaria e le gambe. Nel loro insieme tutte queste fibre nervose controllano e coordinano le diverse parti del corpo, i muscoli e gli organi. I nervi portano anche i segnali elettrici dalla periferia del corpo, sin nel cervello. Ciò consente di percepire le sensazioni più diverse, dal dolore al caldo. Anche i danni ai nervi possono scatenare sensazioni (come dolore, formicolio o intorpidimento) all’interno delle  zone in cui scorrono.

Muscoli volontari

Che cosa sono I muscoli volontari?

I muscoli volontari, detti anche muscoli rossi o muscoli striati, sono quei muscoli la cui attività è regolata da un’attività cerebrale volontaria. Possono essere:
  • superficiali, quelli presenti nella zona del collo e della testa e che vengono definiti muscoli mimici
  • profondi, che sono quelli collegati alle ossa e responsabili del movimento e quelli collegati ad altri organi come quelli di senso.
Questi muscoli ricevono ordini direttamente dal cervello attraverso le fibre muscolari connesse alle terminazioni nervose: gli stimoli nervosi provenienti dal cervello inducono le contrazioni degli stessi muscoli. Questi muscoli non sono mai del tutto rilassati, anche in condizione di riposo. La tensione costante e moderata che li interessa viene definita “tono muscolare” o “tono posturale”. Quando il tono muscolare è inferiore al normale, condizione che può derivare da una riduzione dei livelli di potassio nel sangue, si parla di ipotonia. Quando al contrario il tono è superiore al normale si parla di ipertonia, condizione che può essere causata da una riduzione dei livelli di calcio.  

Come sono strutturati i muscoli volontari?

I muscoli volontari vengono classificati in base alla loro forma e al numero di capi di inserzione: bicipite, tricipite o quadricipite. Possono avere anche altre classificazioni, stabilite in base alla loro modalità di azione:
  • i muscoli agonisti sono quelli che compiono un movimento
  • i muscoli antagonisti sono quelli che si oppongono al movimento di un altro muscolo
  • i muscoli estensori sono quelli che consentono l’apertura di un’articolazione
  • i muscoli flessori, che consentono la chiusura di un’articolazione
  • i muscoli abduttori, che consentono di svolgere il movimento di allontanamento di un arto dal corpo
  • i muscoli sinergici, quelli che vengono utilizzati insieme ad altri per lo svolgimento di una singola azione.
 

Qual è la funzione dei muscoli volontari?

I muscoli volontari hanno la funzione di permettere alle persone di svolgere movimenti muscolari stabiliti dalla propria volontà. Alcuni esempi di questi movimenti sono: muovere le mani, muovere un dito, muovere la lingua, contrarre i muscoli facciali per assumere varie espressioni.

Ossa piatte

Che cosa sono le ossa piatte?

Le ossa piatte – che si differenziano dalle ossa lunghe, dalle ossa brevi e dalle ossa irregolari – sono quelle che hanno larghezza o lunghezza superiore allo spessore. Nel corpo umano appartengono a questa categoria le ossa del cranio, quelle del bacino, lo sterno e le scapole.  

Come sono strutturate le ossa piatte?

Le ossa piatte sono costituite da uno strato sottile di tessuto osseo spugnoso che ha al suo interno il midollo osseo. Attorno a questo tessuto spugnoso sono posizionate due lamine composte da tessuto osseo compatto o corticale.  

Qual è la funzione delle ossa piatte?

Le ossa piatte hanno la funzione principale di proteggere gli organi che sono posti nelle loro vicinanze (per esempio, le ossa del cranio sono poste a protezione del cervello). Altre funzioni delle ossa piatte sono:
  • ricoprire il ruolo di deposito dei minerali come calcio, sodio, fosforo, magnesio, che sono alla base dei meccanismi fisiologici del nostro organismo
  • produrre le cellule del sangue attraverso il midollo osseo
  • conferire sostegno e forma alle strutture dell’organismo in cui sono inserite.

Perdita di ricordi

Che cosa s’intende con perdita di ricordi?

La perdita di ricordi, conosciuta anche come perdita di memoria o amnesia (dal greco “a-mnesis”, dove il prefisso “a” indica una privazione e “mnesis” significa ricordo e il tutto sta quindi a significare, letteralmente, “impossibilità di ricordare”) è un disturbo che si caratterizza per l’indebolimento o l’esaurimento della memoria. La perdita dei ricordi può essere totale o parziale, congenita o acquisita, transitoria o permanente.  

Quali possono essere le cause della perdita di ricordi?

Le cause che possono provocare una perdita di ricordi sono diverse; tra di esse vi sono traumi, lesioni cerebrali, vari tipi di disfunzioni organiche a carico del cervello.  

Quali malattie si possono associare alla perdita di ricordi?

Tra le patologie che possono essere associate alla perdita di ricordi ci sono le seguenti: morbo di Alzheimer, traumi cerebrali, demenze, intossicazione da monossido di carbonio, lesioni cerebrali. Si tratta di un elenco non esaustivo per cui in presenza di dubbi è sempre consigliabile chiedere consulto al proprio medico.  

Quali sono i rimedi contro la perdita di ricordi?

Poiché le patologie che possono provocare una perdita di ricordi sono tante e diverse tra loro, al fine di individuare un trattamento che possa almeno in parte lenire la condizione è molto importante individuare la problematica medica che ne è alla base. Il consiglio è quello di non sottovalutare in alcun caso l’indebolimento della memoria e rivolgersi al proprio curante di fiducia ai primi segni di perdita – seppure transitoria – di ricordi.  

Con la perdita di ricordi quando rivolgersi al proprio medico?

In presenza di perdita di ricordi è necessario rivolgersi al proprio medico curante quando c’è la presenza di malattie già precedentemente diagnosticate (si veda sopra l’elenco delle malattie associate).  

Rame

Che cos’è il rame?

Il rame è un sale minerale presente in piccole dosi, circa 100 mg, nell’organismo umano, il cui simbolo chimico è Cu. È presente soprattutto in cervello, fegato, reni e cuore ed è essenziale per lo svolgimento di varie funzioni.  

A che cosa serve il rame?

Il rame ha un ruolo fondamentale per assicurare il corretto funzionamento di vari enzimi, partecipa al metabolismo energetico e alla produzione di ossa, tessuti connettivi e globuli rossi. Influenza inoltre il funzionamento del cuore ed è coinvolto nella pigmentazione di pelle e capelli. Svolge un’azione antiossidante e quindi contribuisce a contrastare l’azione dei radicali liberi, che provocano danni alle cellule del nostro organismo.  

In quali elementi è presente il rame?

Il rame è presente soprattutto nelle frattaglie, in fegato e reni. Se ne trovano buone quantità, inoltre, nei pesci e nei crostacei, nella carne, nei legumi, nei cereali integrali e nella frutta secca.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di rame?

Il fabbisogno giornaliero di rame per un adulto corrisponde a una quantità compresa tra 1,5 e 3 mg.  

Quali conseguenze può avere una carenza di rame?

La carenza di rame può determinare varie conseguenze, come: anemia, demineralizzazione delle ossa, problemi ai tessuti connettivi, fragilità delle pareti delle arterie, aumento del rischio di malattie cardiovascolari e di malattie neurodegenerative, disturbi a carico del sistema nervoso e alterazioni delle difese immunitarie.  

Quali conseguenze può avere un eccesso di rame?

L’eccesso di rame può dipendere dall’incapacità del fegato di eliminare questo minerale attraverso la bile. Un’assunzione in eccesso può comportare l’insorgenza di vari sintomi, tra cui febbre, nausea, diarrea e vomito. In situazioni più gravi si può generare anemia emolitica e si può arrivare anche al decesso. In altri casi, soprattutto nei bambini, si possono generare danni al fegato.

Shock elettrico o folgorazione

Lo shock elettrico, o folgorazione consiste nelle lesioni derivanti dal contatto con l’elettricità generata da fonti artificiali, che si distingue dal caso delle lesioni dovute al contatto con elettricità naturale (fulmini). In ogni caso il corpo viene attraversato da una scarica elettrica e il relativo quadro clinico muta in base all’età del ferito, alla dinamica dell’incidente, al voltaggio ed alla durata dell’esposizione.  

Quali sono i sintomi associati allo shock elettrico?

La folgorazione può determinare numerose lesioni agli organi interni e possono anche  evidenziarsi delle ustioni a livello cutaneo. La corrente può danneggiare il funzionamento dei muscoli (contrazione anomala fino a un totale irrigidimento), del cuore (dall’aritmia cardiaca alla fibrillazione ventricolare) e del cervello (crisi convulsiva e perdita di coscienza).  

Che cosa fare in caso di shock elettrico?

In prima istanza, in caso di shock elettrico è consigliabile chiamare i soccorsi. Se possibile e sempre che l’operazione non sia rischiosa, procedere al distacco della corrente elettrica e all’allontanamento della vittima dalla fonte di elettricità. Per fare ciò è opportuno ricorrere a uno strumento costituito da un materiale che non sia un conduttore (legno, gomma purché perfettamente asciutti): non bisogna difatti venire a contatto con l’infortunato a mani nude. È consigliabile inoltre isolarsi da terra, creandosi un “tappetino” di legno, di gomma o di giornali (non conduttori).  

Che cosa non fare in caso di shock elettrico?

Se una persona è vittima di uno shock elettrico, non bisogna toccarla a mani nude. Non bisogna intervenire se non in assoluta sicurezza (vedi sopra: che cosa fare in caso di shock elettrico).  

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici suggerimenti utili a tenere sotto controllo la situazione in caso di attesa dei soccorsi e non sono in nessun caso da considerarsi interventi che possano sostituire l’intervento degli operatori di primo soccorso.

Sistema nervoso

Che cos’è il sistema nervoso?

Il sistema nervoso è il sistema composto da organi e strutture che permettono la trasmissione di segnali tra le varie parti del corpo, in modo tale da coordinarne azioni e funzioni volontarie e involontarie, fisiche e psicologiche.  

Com’è strutturato il sistema nervoso?

Il sistema nervoso è composto da questi organi: All’interno del sistema nervoso si distinguono per le loro funzioni specifiche due differenti sistemi:  

Qual è la funzione del sistema nervoso?

La funzione del sistema nervoso è quella di mettere in comunicazione le varie parti dell’organismo così da coordinarne le funzioni volontarie e involontarie.

Sistema nervoso centrale

Che cos’è il sistema nervoso centrale?

Il sistema nervoso centrale è la parte di sistema nervoso costituita dal cervello e dal midollo spinale, di cui fanno parte anche il cervelletto e il tronco encefalico.  

Com’è strutturato il sistema nervoso centrale?

Gli organi che costituiscono il sistema nervoso centrale sono:
  • il cervello, che contiene i corpi dei neuroni e le fibre nervose che trasmettono o ricevono le informazioni
  • il midollo spinale, da cui partono i nervi che conducono le informazioni alle varie parti del corpo ed è di fatto la strada entro cui corrono le informazioni dirette al cervello e quelle che partono dal cervello
  • il cervelletto, che controlla movimento ed equilibrio, contribuisce alla formazione della memoria e influenza le capacità matematiche e musicali
  • il tronco encefalico, punto di transito delle informazioni che provengono dal cervello o verso cui sono dirette.
 

Qual è la funzione del sistema nervoso centrale?

Il sistema nervoso centrale ha il compito di rielaborare le informazioni che giungono dal sistema nervoso periferico fornendo le risposte che verranno ridistribuite nell’organismo sempre attraverso il sistema nervoso periferico. In particolare, il cervello elabora le informazioni raccolte dal midollo spinale così da regolare le principali funzioni dell’organismo, come la memoria, i pensieri, le sensazioni e i movimenti. Il midollo spinale, invece, contribuisce a realizzare alcuni movimenti riflessi senza che siano coinvolte le strutture del cervello.

Sistema nervoso somatico

Che cos’è il sistema nervoso somatico?

Il sistema nervoso periferico è composto da due parti: il sistema nervoso autonomo e il sistema nervoso somatico. Il sistema nervoso somatico è quello che ha la funzione di traportare dal sistema nervoso centrale all’intero corpo, e viceversa, le informazioni che riguardano nello specifico il movimento e l’espressione dei sensi, cioè dei contatti che il corpo ha con l’ambiente esterno (“soma”, in greco significa “corpo”).  

Com’è strutturato il sistema nervoso somatico?

Il sistema nervoso somatico è formato da due tipi differenti di fibre:
  • le fibre nervose periferiche, che portano al sistema nervoso centrale le informazioni che provengono dalla pelle e dagli organi di senso
  • le fibre nervose motorie che, partendo dal sistema nervoso centrale portano ai muscoli scheletrici le informazioni relative al movimento.
In questo sistema nervoso si distinguono due tipi di neuroni:
  • neuroni sensitivi (o afferenti), che trasportano al sistema nervoso centrale le informazioni raccolte dai nervi periferici
  • motoneuroni (o efferenti), che trasportano alle fibre muscolari le informazioni prodotte a livello di cervello o di midollo spinale.
 

Qual è la funzione del sistema nervoso somatico?

Il sistema nervoso somatico è la parte del sistema nervoso che si occupa dei movimenti involontari, quelli che hanno luogo senza che vi sia un comando dal cervello ma sono provocati dal fatto che una via nervosa si connette al midollo spinale (come ad esempio quando si ritrae la mano quando si trova vicina a una fonte di calore intenso).

Sodio

Cos’è il sodio?

Il sodio è una delle sostanze minerali più abbondanti nel corpo. In un adulto ci sono circa 92 g, che sono distribuiti nel sangue (il 40% del sodio totale del corpo si trova nei fluidi extracellulari), nei tessuti ossei, nel tessuto connettivo e nella cartilagine.  

A cosa serve il sodio?

Il sodio regola il passaggio di liquidi e nutrienti all’interno e all’esterno delle cellule, svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’equilibrio idro-salino  e contribuisce alla trasmissione dell’impulso nervoso oltre che al trasporto dei metaboliti. La presenza nelle ossa, invece, rappresenta una riserva a cui il corpo può attingere in caso di necessità di regolare il PH del sangue.  

In quali alimenti è contenuto sodio?

La fonte principale di sodio nella dieta occidentale è il sale da tavola. Tra gli alimenti più ricchi di sodio ci sono formaggi, salumi, salsicce e la maggior parte degli altri alimenti conservati. È presente in modo naturale negli alimenti di origine animale (latte, carni bianche e rosse e pesce), mentre è presente in quantità minori in quelli di origine vegetale.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di sodio?

Il fabbisogno giornaliero di sodio è compreso tra 0,6 e 3,5 g al giorno.  

Quali conseguenze determina la carenza di sodio?

La carenza di sodio può essere legata a nausea, vomito e anoressia. Nei casi più gravi può causare coma e risultare letale.  

Quali conseguenze porta un eccesso di sodio?

Un eccesso di sodio aumenta la ritenzione idrica e la pressione sanguigna, con conseguente rischio di ipertensione e relative complicazioni, che possono interessare cuore, arterie e vari organi, compromettendo la loro salute e quella dell’organismo in generale. Inoltre, dosi eccessive di sodio possono causare nausea, vomito, convulsioni, febbre e compromissione dei centri respiratori.  

Perché un’alimentazione a basso contenuto di sodio è importante per mantenersi in salute?

Limitando l’assunzione di sodio, spesso troppo abbondante nell’alimentazione occidentale moderna, si riducono il rischio di malattie cardiovascolari e di altre possibili complicazioni dell’ipertensione. Una pressione eccessiva può infatti danneggiare vari organi. Oltre a cuore e arterie, a essere danneggiati da un’alimentazione troppo ricca di sodio possono essere reni, occhi e cervello.

Tatto

Che cos’è il tatto?

Il tatto è uno dei cinque sensi del nostro organismo. Gli altri sono vista, udito, gusto e olfatto. In particolare, è il senso che riguarda direttamente la percezione degli stimoli provenienti dall’esterno del nostro corpo da parte della superficie del corpo stesso, nello specifico della pelle, organo principale tra tutti quelli deputati al tatto. Le informazioni raccolte dal tatto vengono trasmesse al cervello da cellule altamente specializzate chiamate recettori del tatto. Queste sono molto concentrate in alcune parti del corpo particolarmente sensibili come la cute del viso e gli arti superiori e sono meno presenti in altre parti come il dorso e gli arti inferiori.  

Quali alterazioni può subire il senso del tatto?

Le alterazioni del tatto in genere sono causati da disturbi a carico dei nervi periferici o degli organi del sistema nervoso centrale causati da eventi di varia natura come traumi o varie cause di natura virale, metabolica o infiammatoria. Si distinguono in:
  • quantitativo, con gradi di alterazione che vanno dalla riduzione parziale della sensibilità (ipoestesia) all’aumento della sensibilità a stimoli nervosi normali (iperestesia)
  • qualitativo, corrispondente alla forma di deterioramento (disestesia)
 

A che cosa serve il tatto?

Il tatto è il senso deputato al riconoscimento della durezza e della forma degli oggetti che entrano in contatto con il nostro corpo. Attraverso la pelle e le mucose e grazie all’attività dei recettori del tatto, le informazioni vengono indirizzate al cervello che, elaborandole, ci permette di “riconoscere” gli aspetti fisici fondamentali dell’ambiente che ci circonda.

Tronco encefalico

Che cos’è il tronco encefalico?

Il tronco encefalico è la struttura che è localizzata alla base del cervello e che lo mette in diretta continuità col midollo spinale. Al suo interno si concentrano diverse importanti strutture nervose. Per questo motivo eventuali sue lesioni – anche se piccole – possono avere conseguenze anche molto gravi. Può essere colpito da tumori, traumi, ictus, infezioni e demielinizzazione e secondo taluni esperti la perdita completa della sua funzionalità è equivalente alla morte cerebrale.  

Com’è fatto il tronco encefalico?

Il tronco encefalico è suddiviso in tre parti (mesencefalo, ponte e midollo allungato) che nel loro insieme permettono di controllare funzioni vitali come – ad esempio – il respiro, la deglutizione e le funzioni vasomotorie. Tutte le vie nervose che provengono dal cervello o che arrivano a esso passano nel tronco encefalico, in molti casi incrociandosi al suo interno. Dal questo prendono altresì origine ben 10 delle 12 paia di nervi cranici. Sono esclusi solo quelli associati alla vista e all’olfatto. Gli altri forniscono motilità e capacità sensoriali alle diverse strutture del cranio, inclusi i muscoli facciali, la faringe, la laringe e la lingua. Sono altresì responsabili del senso del gusto, dell’equilibrio e dell’udito. Al suo interno sono altresì presenti nuclei importanti per le funzioni autonome simpatiche e parasimpatiche.  

A che cosa serve il tronco encefalico?

Il tronco encefalico è responsabile della vigilanza, dell’attenzione, dell’eccitamento, del respiro, del battito cardiaco, della pressione sanguigna nonchè della loro regolazione. Grazie alla capacità di convogliare all’interno del cervello informazioni e segnali condivisi dai nervi periferici e dal midollo spinale, tale struttura controlla anche altre funzioni involontarie come la sudorazione, la digestione, la salivazione, la dilatazione o il restringimento delle pupille e la minzione. La sua parte inferiore si occupa di regolare delle funzioni autonome vitali, mentre la parte superiore controlla la vigilanza, i sensi della vista e dell’udito, la coscienza e il sonno. Nello specifico, il mesencefalo controlla il movimento degli occhi; il ponte coordina i movimenti di occhi e viso e controlla le sensazioni che vengono percepite dal volto, l’udito e l’equilibrio; il midollo allungato controlla  la pressione sanguigna, il ritmo del cuore, la deglutizione e il respiro.