Quello relativa alla vescica iperattiva e in particolare all’incontinenza urinaria e un tema che riguarda un gran numero di persone, circa 5 milioni di italiani, sia tra gli uomini sia tra le donne. La donna ne soffre soprattutto nei primi 50-55 anni di vita, l’uomo a partire proprio da quell’età.

Ne parliamo con il dottor Oreste Risi, urologo di Humanitas Castelli e Humanitas Medical Care di Bergamo.

Dottor Risi, in che cosa consiste l’incontinenza urinaria?

«Si parla di incontinenza urinaria quando ci sono delle perdite di urina che possono avere una doppia origine. Ci sono quelle provocate da uno sforzo, da stress, successive anche solo a un colpo di tosse e quelle che derivano da vescica iperattiva, legate cioè a un’aumentata frequenza e urgenza minzionale. Un’esigenza che si forma anche quando la vescica ha un basso riempimento».

Quali possono essere le cause di una vescica iperattiva?

«La vescica iperattiva può essere idiopatica, cioè senza una causa apparente, o può essere secondaria a un problema neurologico provocato da un ictus o dalla presenza di malattia di Parkinson. Spesso può consistere nella cosiddetta “vescica iperattiva senile” che riguarda soggetti che hanno superato i 75-80 anni. Negli uomini può essere collegata o conseguente a un problema di ingrossamento della prostata».

Quali sintomi avvertono della presenza di questa malattia?

«Il primo sintomo è caratteristico e facilmente individuabile, si tratta di perdite di gocce di urina e dell’esigenza di andare spesso in bagno. La persona colpita da vescica iperattiva tende ad alzarsi più volte nel croso della notte e quando esce di casa frequenta molti bar alla ricerca di un bagno».

Giungere a una diagnosi in questo caso è dunque facile…

«Sì. Una volta constatata la presenza di questi sintomi, nel corso di una visita urologica il medico fornisce al paziente un foglio delle minzioni, su cui devono essere riportati i dati relativi alla frequenza e alla quantità di urina espulsa. Contestualmente si procede con un esame dell’urinocoltura e successivamente anche con un’ecografia dell’apparato urinario, che serve a capire se alla base del problema ci può essere un problema di una neoformazione della vescica, di un calcolo vescicale o di altri problemi del genere. Senza dimenticare l’esame idrodinamico, che è il vero e proprio pilastro della diagnosi di certezza della vescica iperattiva».

Come può essere curata l’incontinenza urinaria?

«A seconda del tipo di gravità del sintomo può essere consigliata una terapia dietetica, comportamentale o medica. Il paziente viene invitato a non bere più caffè, a ridurre la quantità di te, a diminuire il proprio peso corporeo, a non fumare e a non bere alcolici in maniera regolare. Quando tutto ciò non è sufficiente si procede con terapie riabilitative del pavimento pelvico cui eventualmente si associa una terapia di tipo farmacologico».

Ci sono altre opzioni di cura?

«Quando la terapia farmacologica e comportamentale non risponde, si può procedere con le neuromodulazioni periferiche, che consistono in una stimolazione del nervo tibiale posteriore attraverso l’utilizzo di un piccolo ago collegato a un’apparecchiatura che emette piccole scosse elettriche. Se anche questo non funziona, un tentativo successivo può essere fatto procedendo con un’infiltrazione di tossina botulinica in vescica, terapia mininvasiva che richiede però l’esecuzione di un’anestesia quanto meno loco-regionale. Infine, un ultimo tentativo, se tutto il resto non ha permesso di ottenere risultati ottimali può essere fatto con una neuromodulazione sacrale, che prevede il posizionamento di un elettrodo e di un pace-maker a livello del nervo S3 che è quello che comanda la vescica. Ma questa è una procedura eseguita, anche in considerazione del suo alto costo, in casi del tutto limitati».

Qual è la percentuale di guarigione?

«Se la patologia del paziente viene correttamente inquadrata, la percentuale di guarigione è molto alta, si avvicina all’80-85%. Solo una piccola parte di questi pazienti giunge ai trattamenti con tossina botulinica o con neuromodulazione sacrale».

Dal punto di vista comportamentale, l’attività sportiva può dare beneficio?

«La dà nel senso che aiuta a mantenere nei giusti limiti il peso corporeo e aiuta il paziente a rinviare lo stimolo minzionale, che la cosa più importante da fare. Ma attenzione, in presenza di problemi di incontinenza urinaria è meglio ridurre il più possibile l’uso della bicicletta e in parte anche della moto e praticare con moderazione l’ippica, attività che possono provocare sollecitazioni deleterie per la condizione in cui ci si trova».